Aélis

Aélis
Marzo 1938. Nello sfarzoso complesso del Vittoriale, Gabriele D'Annunzio, poeta, scrittore, soldato e figura influente del regime fascista, viene trovato morto. Le donne che a vario titolo affollano la sua vita vedono la loro esistenza sconvolta, mentre la macchina delle celebrazioni ufficiali si mette in moto e già è atteso l'arrivo di Mussolini. Emilie Mazoyer, cameriera personale, amante e ruffiana del Vate per più di venticinque anni e da lui soprannominata Aélis, indaga sulla misteriosa morte di D'Annunzio, e nello stesso tempo ripercorre con la memoria la sensuale, incredibile storia della loro vita insieme...
In questo melò dalle tinte fosche, intriso di morbosa sensualità, c'è sorprendentemente molta più storia che invenzione, come si evince anche dalle numerose testimonianze storiche sul lunghissimo vincolo professionale ed umano che ha legato la vita della francese Aélis (D'Annunzio era uso dare alle proprie amanti soprannomi classicheggianti), figlia di contadini della Borgogna, al celeberrimo Vate, intellettuale, politico ed artista decisivo nella cultura europea della prima metà del '900, e dal carteggio pubblicato a cura di A. Pellegrino, "D'Annunzio a Emile Mazoyer, lettere e messaggi inediti", (Rassegna dannunziana marzo 1991). Un vincolo strettissimo, di dipendenza violenta e passionale, che ha portato Aélis a consacrare la sua anima ed il suo corpo ai capricci dell'istrionico Gabriele, che pur concedendo alla devota Emile una complicità ed un affetto speciali, non esitava un solo istante a metterla da parte per rincorrere ogni sottana nei paraggi, ed anzi esigeva la sua mediazione ed il suo aiuto per trovare sempre nuovo "materiale femminile", attività nella quale Aélis eccelleva con un misto terribile di efficienza e dolore. Una schiava innamorata che tra cocaina, sodomia e duetti lesbici apparecchiava per l'italico sommo cantore seratine niente male. Il libro di Chiara Aurora Giunta esplora anche il lato politico e militare della vita di D'Annunzio, ma solo registrandone il riflesso sulla vicenda con Aélis, mentre approfondisce col gusto del giallo storico i misteri intorno alla sua morte, che l'autrice (confermando le teorie di molti studiosi del Ventennio) attribuisce ad un complotto dei nazisti, indispettiti della forte contrarietà espressa dall'influente D'Annunzio all'alleanza Mussolini-Hitler (siamo, ricordiamolo, alla vigilia della II Guerra Mondiale) e preoccupati dal persistente -seppur sbiadito- appeal che il Vate aveva sull'opinione pubblica italiana. Un romanzo affascinante, quindi, che mescola con intelligenza amore disperato, erotismo sfrenato ed intrighi internazionali. Ma un briciolo di coraggio linguistico e di sfrenatezza narrativa in più avrebbero forse giovato.

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