Abbracciarsi sul ponte di Brooklyn

Abbracciarsi sul ponte di Brooklyn

Il settantenne professor Darwish, un accademico di fama internazionale trasferitosi dall’Egitto negli Stati Uniti, dopo aver appreso di essere affetto da un male incurabile, ha deciso di vendere la propria abitazione di New York per andare a trascorre l’ultima frazione della sua vita in un villino posto in una località montana al confine con il Vermont. Non lontano dalla città di Syracuse, dove ha sede un rinomato ospedale presso il quale potrà recarsi per farsi seguire. Della reale motivazione del trasferimento non ha voluto rendere partecipi né parenti né amici. Tuttavia, prima di congedarsi da tutti loro, ha avvertito il bisogno di indire una festa per celebrare la ricorrenza del ventunesimo compleanno dell’adorata nipote Salma. Per l’occasione ha invitato a casa sua sette ospiti. Sono tutti egiziani come lui e Salma. Alcun arriveranno da vicini quartieri della città, come il padre della stessa Salma, che ora è legato ad una donna olandese e nutre un amore intellettuale per Edward Said, mentre altri invece li raggiungeranno da località più lontane, persino da Miami e dal Canada. Tra loro vi è un medico che regala il volume Storia dei popoli arabi di Albert Hourani a tutte le sue donne, un’avvocatessa che ha studiato negli Stati Uniti e che si occupa di diritti delle minoranze. Un contabile che qui è nato ma da genitori egiziani e un imam palestinese-libanese, reduce dei campi profughi di Sabra e Shatila. Ma tutti gli ospiti tardano ad arrivare, a causa di imprevisti e incontri inattesi disseminati lungo il loto tragitto…

Abbracciarsi sul ponte di Brooklyn segna il debutto letterario in Italia di Ezzedine Choukri Fishere, membro della diplomazia egiziana, docente di scienze politiche all’Università americana del Cairo e al Dartmouth College negli Stati Uniti e collaboratore di varie testate giornalistiche internazionali che vanta al suo attivo numerosi romanzi di successo. Bene ha fatto dunque l’editore sia a presentarlo anche al lettore nostrano sia a proporre, tra tutte le altre, l’opera con cui l’autore entrò nel 2012 nella fase finale del più prestigioso premio letterario del mondo arabo: l’International Prize for Arabic Fiction. Il libro è articolato in otto capitoli, entro ognuno dei quali i singoli personaggi si manifestano nel corso del tragitto e raccontano in prima persona le rispettive vicende personali. Una tecnica che consente al narratore di isolare avvenimenti e ricordi, nostalgie e frustrazioni, all’interno di un alveo narrativo di comune coerenza tematica, di piacevole e accattivante scioltezza stilistica. Nell’affastellarsi dei racconti prende vita dunque un romanzo corale, in cui l’intensità delle rievocazioni e delle meditazioni fa le veci della trama, senza che gli eventi abbiano il tempo di maturare in lunga progressione. Con una abilità e una prodigiosità che destano coinvolgente attrazione, l’autore sparge a piene mani continui rimandi, innumerevoli altre piste da seguire e conduce il lettore su quel percorso a doppio senso di marcia tra Egitto e Stati Uniti che i personaggi non hanno mai smesso di compiere dentro e fuori di loro.



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