Accadde all’Idroscalo

Accadde all’Idroscalo

Roma. Autunno 1975. Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini, omosessuale comunista, fu ucciso in maniera brutale. Percosso e travolto dalla propria stessa Alfa su una strada sterrata dietro la spiaggia dell’Idroscalo di Ostia, il cadavere venne ritrovato da una donna verso le 6 e 30 del mattino. Dell’omicidio fu incolpato Pino Pelosi, 17enne già noto alla polizia come ladro e “ragazzo di vita”, fermato la notte stessa alla guida dell’auto del poeta e cineasta. Gli abiti di Pelosi (che aveva già avuto rapporto sessuali con Pasolini) non mostravano tracce di sangue, Pelosi venne comunque condannato per omicidio volontario “in concorso con ignoti”. Il 4 dicembre 1976 la sentenza della Corte d’Appello, pur confermando la responsabilità, riformò parzialmente il primo grado escludendo riferimenti ad altre persone. Quasi trenta anni dopo, in un’intervista televisiva del maggio 2005, Pelosi ha affermato di non essere l’esecutore materiale del delitto, dichiarando che l’omicidio era stato commesso da altre tre persone, lui pur presente. Ha poi fatto i nomi dei presunti autori o complici solo in un’altra intervista, il 12 settembre 2008, spiegando di aver celato questa rivelazione per timore di mettere a rischio l’incolumità della propria famiglia e di sentirsi libero di poter parlare dopo la morte dei genitori. Atti giudiziari, riscontri e testimonianze, inchieste e reportage, appelli e interviste, volumi e film hanno sviscerato vari cruciali aspetti: il ruolo di Pelosi, chi altro era davvero lì, l’effettiva coeva sparizione di copie dell’ultimo film “maledetto” Salò e l’eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione, le ipotesi di una trappola politica di destra o almeno di connessioni del delitto con gli scritti di Pasolini su lotte di potere nel settore petrolchimico o sulla strategia della tensione. Ulteriori indagini non hanno portato finora a nulla di nuovo rispetto alla sentenza…

Due esperti “scienziati” dell’investigazione criminologica, in passato anche autori e coautori di saggi su casi clamorosi (Girolimoni, Alpi-Hrovatin, Marta Russo fra gli altri), Armando Palmegiani e Fabio Sanvitale, narrano con stile giornalistico la morte di Pasolini, ripercorrendo luoghi e vicende di quei mesi e rielaborando il ricco materiale esistente, con nuovi particolari e documenti inediti, utili lentamente a sottolineare il ruolo dei già noti fratelli Borsellino. I 14 capitoli sono intestati alle zone e ai quartieri di Roma dove accadde o era accaduto qualcosa di rilevante per l’omicidio, non a caso il primo all’Idroscalo del drammatico finale (titolo generale), gli altri a Tiburtina, San Basilio, Testaccio, Monteverde, San Lorenzo, via Ostiense, Ponte Sant’Angelo, Pigneto, Ostia, Pietralata, EUR, Borgata Petrelli, Campo de’ Fiori. Risalta l’analisi dettagliata e aggiornata dell’antica scena del crimine. Non si tratta di una biografia, anche se di frequente si fa riferimento ad aspetti, scelte, vicende della straordinaria multiforme personalità di uno degli intellettuali europei più importanti della seconda metà del Novecento, famoso invero pure per coprolalia e sadomasochismo. Non c’è indice dei nomi (e sarebbe stato utile per ricostruire qualche altro filo), ma un’appendice bibliografica di volumi, video, archivi, articoli, siti consultati, che finisce con l’unico film di Scola, oltre che una decina di foto con dettagli in rilievo. Confonde un poco il troppo frequente intercalarsi o alternarsi del corsivo, a segnalare i testi ufficiali, le risposte alle interviste, gli stessi dialoghi fra gli autori, una sorta di narrazione in prima persona plurale, quasi già un testo di sfondo a una cronaca vera televisiva.



 

 

 

 
 
 
 

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