Accadimenti nell’irrealtà immediata

Accadimenti nell’irrealtà immediata
Anni Trenta, tra Botoşani e Parigi. Un uomo descrive le proprie “crisi”, stati di scollamento dalla realtà che un dottore dall’aspetto topesco bolla come “paludismo”. Ma queste “crisi” non possono ridursi alla malaria; esse derivano da una percezione della realtà sublime e logorante che ha tratti in comune con la schizofrenia, la capacità – che diventa condanna – di non guardare alla realtà immanente, ma di scrutare l’oscuro e il mistico connaturati nelle cose. “In piccoli oggetti insignificanti: una piuma nera di uccello, un libriccino banale, una vecchia foto con figure fragili e inattuali, […] in siffatti oggetti domestici e minute decorazioni ritrovo tutta la malinconia della mia infanzia e quell’essenziale nostalgia dell’inutilità del mondo che mi circondava da ogni parte come un mare dalle onde impietrite”. L’uomo vive esperienze di spersonalizzazione, come quando si imbatte in una foto che lo ritrae e si identifica più nell’immagine di sé che nel sé reale. “Quando guardo per molto tempo un punto fisso sulla parete mi accade a volte di non sapere più né chi sono né dove mi trovo. Avverto allora alla lontana l’assenza della mia identità, quasi fossi divenuto, per un istante, una persona del tutto estranea. Questo personaggio astratto e la mia persona reale si contendono con forze pari la mia convinzione”. È in queste condizioni – ricorda l’uomo – che, dodicenne, affrontò la scoperta della sensualità, in compagnia dell’inibita Clara. In realtà, più che di scoperta, bisognerebbe parlare di svelamento: “Per quanto lontano rovisti tra i ricordi nell’abisso della mia infanzia li trovo legati alla conoscenza sessuale”, perché “in nessun momento dell’infanzia ho ignorato la differenza tra uomini e donne”. L’appuntamento pomeridiano con Clara si trasforma così nella notifica maniacale degli impercettibili mutamenti di senso dei gesti. “Un’avventura piena di tormenti e attese, […] qualcosa che sarebbe somigliato a un amore se non fosse stata una mera continuazione di una dolorosa impazienza”... 
Accadimenti nell’irrealtà immediata è un libro fantastico, nel senso di immaginifico, e richiede un atto di fede, l’abbandonarsi agli esercizi di alienazione del protagonista, resi efficaci da una prosa levigata, consapevole e ispirata. A fare da collante è il pansessualismo: “Ciò che rende lo sguardo di Blecher così penetrante, è l’eroticità che risiede e langue in ogni cosa”, ne ha detto Herta Müller. L’autore romeno, già nelle grazie di Breton, Gide e Heidegger, a diciannove anni fu colpito da una tubercolosi spinale, che lo costrinse a letto per dieci anni, fino alla morte. Accadimenti trasuda quest’immobilità, la fissità di uno sguardo sorprendentemente lucido, generatore di ispezioni metafisiche. Blecher è stato accostato a diversi mostri sacri. In particolare, in quest’opera, condivide con Sartre (anticipando La nausea di due anni) la cosciente alterazione della realtà, che nasce dal particolare per inglobare ogni cosa (il ciottolo per Roquentin, una piuma per Blecher), nonché un paio di curiose coincidenze (a pag. 48 si scherza su una “statua volante”, che appare sotto forma di allucinazione ne La camera, il secondo racconto de Il muro). Un nuovo piccolo classico esistenzialista, dimenticato in tempi di regime, riscoperto negli ultimi vent’anni in Europa e adesso anche da noi. Vivamente consigliato.

 

 

 

 
 
 
 
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