Aceto, arcobaleno

Aceto, arcobaleno
In una casa vuota e spoglia, percorsa come da un lupo dal vento che entra dalle finestre senza più vetri, un uomo sta lasciandosi lentamente morire di fame. A fargli compagnia solo i ricordi che montano come una marea: l'infanzia in una città del sud Italia - palme sul lungomare, un balcone, un'isola in mezzo all'orizzonte - una grave malattia pediatrica che lo lascia per sempre debole e senza desideri, il tempo della scuola percorso nell'apatia e nel silenzio, la scoperta della musica e della chitarra come unica compagna. C'è anche il ricordo di una visita recente, quella di un ex compagno d'infanzia ormai adulto, segnato, ferito. E' stato operaio, facchino, ma soprattutto ha fatto parte di un gruppo terroristico. L'uomo racconta una stagione di lotte sociali e di speranze seguita da una di sangue e segreti, seguita ancora da una di sudore e fatica nei cantieri francesi assieme a un'umanità colorata di immigrati di ogni parte del mondo. Ma la stagione che più lo ha segnato è stata quella della violenza, dell'assassinio premeditato: nel racconto/confessione dell'ex compagno di scuola riviviamo l'angoscia della preparazione e dell'esecuzione di un omicidio politico, e poi l'uccisione barbara di un compagno che - caduto nell'abisso dell'eroina - si temeva potesse rivelare troppi segreti e tradire l'organizzazione. Cosa avevano in comune ormai quell'assassino pieno di dubbi e rimpianti e il bambino che era stato, accompagnato per mano nei misteri della pittura da un padre ignorante ma appassionato? Un uomo dalle mani callose e dalla testa piena di sogni dopo cena si siede su una vecchia e lisa poltrona verde, attorno a lui i due figli. Sfoglia un piccolo dizionario di Inglese e Francese, partendo dalla A. Aceto, arcobaleno: le parole e le idee germogliano come semi in quelle giovani teste, ma nessun germoglio sa che albero diventerà, e uno di quei bambini avrà davanti a sé un futuro di dolore, morte e disillusione. A raccogliere la sua storia - e quella di altri due personaggi, altri due ex bambini, un missionario e un emarginato con un passato di galera e solitudine - un vecchio compagno di scuola taciturno e solitario, autistico forse, che dopo tanto silenzio ha deciso di lasciarsi morire...
Non uno, ma più testamenti si intrecciano, metafore dolorose e rassegnate della condizione umana, in un libro che forse non è disperato (la mestizia è accompagnata da una sorta di affetto, di comprensione, di bonarietà) ma certo lo sembra tanto. Lo stile di Erri De Luca è perfetto per la bisogna, insuperabile com'è nel descrivere i percorsi di vita, nel tracciare pensosi bilanci di fronte ai quali è impossibile non emozionarsi, non riconoscersi, non sentirsi tutti parte della stessa grottesca tragedia. Si può leggere Aceto, arcobaleno anche come un teso - e questo sì, senza dubbio, disperato - bilancio della stagione della lotta armata ("Sei di una generazione che vuole rispondere a tutto. Allora ve lo chiederanno e dovrete rispondere di tutto"), tema ricorrente nell'opera di De Luca per ovvie ragioni autobiografiche (l'autore ha militato nel gruppo Lotta Continua), ma forse questo approccio non renderebbe giustizia a un libro breve ma assai complesso, nel senso che è ricco di significati e punti di vista. Mentre vanamente e vuotamente complessa è la quarta di copertina (forse opera dello stesso autore, forse di un editor troppo in vena), che risulta del tutto incomprensibile ed è di nessun aiuto a chi volesse utilizzarla per capire 'di che parla' il volume prima di acquistarlo. Che è appunto lo scopo della quarta di copertina, non dimentichiamocelo.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER