Achille nella terra di nessuno

Achille nella terra di nessuno
Quando il gioco del calcio incontra la filosofia, quando la sfera di cuoio si espande assumendo le forme e le sembianze del globo terrestre, quando si arriva a capire che la pace e la guerra si costruiscono anche e soprattutto sulla base delle parole dette, del loro significato più profondo, allora il mondo di Ahil Dujmović, giovane Achille dei nostri tempi, diventa possibile e tangibile, realizzabile come una buona azione sul campo da gioco. Un gioco che non è un gioco, come il calcio non è solo uno sport. Il biondo diciassettenne dotato di un talento divino, di un fiuto raro per il cross smarcante, per il dribbling spettacolare, per il tiro imprendibile, diventa il simbolo di quella nazionale jugoslava destinata a scomparire dopo i mondiali di Italia ’90. Achille vaga per il mondo al servizio dei club calcistici in cerca delle parole giuste per definire la repubblica della pace, immaginata da sua madre, disegnata dalla filosofia ma combattuta dalla scissione di due popoli dentro una nazione in conflitto. Le parole sono importanti, Achille lo sa e lo dice apertamente, anche in campo, anche se osteggiato dai suoi stessi compagni. Ma lui corre, corre, segna e corre e dribbla e viene falciato. Cade e si rialza, corre ancora e segna. Achille, dio del calcio, conteso da tutte le squadre, impara che le parole hanno un significato e che il loro significato non è causale, ma è direzione, è regola per vivere. Ho guardato e dunque so, questa la regola principale. Il greco antico ce lo insegna, ma nessuno sembra più badare al significato vero della lingua, costruendo le civiltà solo sul suono delle frasi…
Libro particolarissimo, spigoloso e difficile anche da spiegare. Costruito su quadri e immagini, anticipato da brevi spiegazioni dal sapore filosofico e antropologico, dispiega la sua storia dentro una specie di unica metafora rotolante. Il calcio è il più bel gioco del mondo e per questo non è solo un gioco. Lega, unisce, divide, appassiona, istiga, combina e mescola popolazioni in nome di una rete gonfiata da una sfera di cuoio calciata con precisa forza. Ciò che Achille insegue è un sogno, è il sogno che gli uomini di buona volontà sognano ogni notte e che ogni mattina vedono trasformato in un incubo. La guerra nasce dalla parole così come la pace nasce dalle parole. Solo che l’uomo ha dimenticato come ci si rivolge all’altro. L’umanità più è numerosa e meno è comunicativa. I popoli non sono una moltitudine, ma sono atomi formanti un singolo enorme individuo che non si riconosce in quello accanto. L’eroe greco modernizzato si reincarna in mezzo a un prato verde, acclamato dalle folle che prima lo innalzano e che poi vorrebbero schiacciarlo. Ma Achille, da buon eroe, non desiste, anzi, insiste e persegue la sua ricerca di una repubblica della pace fondata sulle parole, sul loro vero significato. Ce la farà? Il sogno è lì perché qualcuno lo renda reale. Basterebbe addormentarsi con la buona volontà di realizzarlo. Consigliato ai lettori innamorati della lungimiranza delle parole. 

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER