Acqua dal sole

Acqua dal sole
Los Angeles, primi anni ’80. Bruce comincia a essere seccato: prima ha sedotto Lauren, la vistosa ragazza del suo coinquilino Robert - un giovane milionario partito per il Colorado per un’escursione in zattera sulle rapide – ma lei dopo una settimana è passata a un agente immobiliare miliardario. Poi ha sedotto il fratello di questa Lauren, ma anche lui dopo una settimana e mezza è tornato dal suo convivente, un mercante d’arte di Soho. Infine ha trovato morte le due lucertole egiziane di Robert (una era costata 5000 dollari, l’altra era un regalo): dovevano aver mangiato qualche scarafaggio velenoso o roba simile. Non reggendo allo stress, Bruce trasloca… È passato un anno da quando Jamie è morto in un incidente stradale, e i suoi amici non hanno molta voglia di ricordarlo. Sono a cena da Mario’s, un ristorantino italiano nel Westwood Villane, e l’estate sta finendo: volenti o nolenti, il fantasma di Jamie aleggia su di loro. La serata trascorre tra ipocrisie, retorica e indifferenza… La moglie di un produttore trascina le sue giornate tra Valium, un amante di vent’anni più giovane, gossip con le amiche – viziate e disperate quanto lei – shopping, sonnellini accanto alla piscina sbirciando da sotto gli occhiali da sole un inserviente che a torso nudo pesca cadaveri di ratti e party mondanissimi durante i quali il marito le intima di far finta di essere una coppia affiatata mentre in realtà i due si odiano… La rockstar Bryan Metro è a Tokyo per dei concerti: più che per la sua performance artistica, che è uno schifo a causa della droga, i giapponesi lo ricorderanno per le sue intemperanze all’Hilton: devasta la sua camera, stupra più di una cameriera, tortura delle giovanissime groupie… Un gruppo di vampiri furoreggia a Los Angeles, spassandosela tra ristoranti alla moda e discoteche nelle quali rimorchiare vittime da dissanguare: in particolare Jamie ama portare nel suo appartamento giovanissime prostitute da sedurre e poi massacrare senza pietà…
Acqua dal sole (il titolo italiano prende in prestito forse il più suggestivo tra quelli dei racconti dell’antologia, mentre in originale il libro si intitolava The Informers) è una raccolta di storie interconnesse: ogni racconto è narrato in prima persona da un diverso personaggio, ma i protagonisti sono successivamente personaggi secondari, e viceversa. Il che dà al lettore quasi la sensazione di trovarsi di fronte a un romanzo – magari più sfaccettato del normale. Non solo: a quanto pare nei racconti appaiono anche personaggi (Tim, Blair, Julian) di altri romanzi dell’autore. Tutto questo fa pensare a qualcosa di molto cerebrale, a un’operazione complessa, studiata a tavolino nei minimi dettagli, a un ingranaggio perfetto, a un lavoro da orologiaio. E invece Acqua dal sole ha una storia editoriale che dice il contrario: nei primi anni ’90, pressato dal suo editore che voleva subito un nuovo libro dopo il successo clamoroso di American Psycho, Bret Easton Ellis – impelagato da anni sul tormentato romanzo Glamorama, che vedrà la luce solo nel 1999 – tenta di ‘tappare il buco’ riciclando una manciata di vecchi racconti scritti un decennio prima. Fuffa senza valore o capolavoro involontario? La maggioranza dei critici propende per la prima ipotesi, noi aderiamo all’altra scuola di pensiero: l’estetica scintillante di queste storie merita rispetto. La visione di Easton Ellis  qui si fa se possibile più straniante, più metaforica (la virata horror a tre quarti di libro è indicativa in tal senso) e la denuncia del vuoto pneumatico dell’edonismo anni ’80 diventa qualcos’altro, qualcosa di ancora più raggelante, di più inatteso e sorprendente. Inatteso e sorprendente come acqua che scende dal sole.

 

 

 

 
 
 
 
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