Acqua di mare

Acqua di mare
"E chi sogna su una barca a motore? A motore si coltivano ambizioni, non sogni". 1963. Bone Point è un’isola-penisola, una lingua di terra spazzata dalle onde e dal vento fresco dell’oceano Atlantico. In una casa un po’ troppo grande per loro e piena di luce vivono il taciturno Michael, 16 anni, e i suoi genitori ancora giovani. Il padre è un lupo di mare perennemente abbronzato dal sorriso irresistibile e dai muscoli guizzanti, la madre una bella donna malinconicamente gelosa. Una splendida famiglia che passa le estati tra riparazioni alla loro barca a vela, l’Angela, lunghe nuotate a volte pericolose, battute di pesca e passeggiate con il cane. L’equilibrio viene turbato per sempre dall’arrivo di una strana coppia di affittuarie nella foresteria di casa loro: la seducente Mrs Mertz e la figlia ventenne Zina, se possibile ancora più elegante, arrogante e affascinante della madre. Michael - che conduce una balbettante relazione con una goffa coetanea appassionata di poesia – perde la testa per Zina, Mrs Mertz perde la testa per il padre di Michael, il padre di Michael è incerto su per chi perdere la testa perché gli piacciono tutte e due...
Debutta finalmente in Italia Charles Simmons, classe 1924, una vita alla New York Times Book Review (la Bibbia statunitense delle recensioni di libri), con un libro che richiama il suo romanzo d’esordio, quel Powdered Eggs - inedito in Italia come del resto tutti i suoi libri finora - che nel 1964 si è aggiudicato il prestigioso William Faulkner Award. Una delicata esplorazione dei misteri del desiderio, del bisogno di attenzione, del ruolo (positivo e negativo) della bellezza nei rapporti umani delle misere e sublimi a un tempo asperità della seduzione. Poi il rapporto padre-figlio, il rapporto madre-figlio, il rapporto padre-madre. E naturalmente il gusto amaro dell’adolescenza con le sue incertezze desolanti e le sue certezze incrollabili (destinate il più delle volte a scambiarsi i ruoli col passare degli anni, ovviamente). Senza dimenticare il mare, onnipresente, invasivo, accogliente ma letale, una gigantesca belva azzurra addormentata. Tra reminiscenze di Turgenev e profumi di commedia sofisticata anni ’50, gli intrecci sentimentali cross-generazionali da soap orchestrati da Simmons ci deliziano, spiazzano, cullano fino all’ultima pagina e al drammatico epilogo del romanzo. L’estate di un adolescente raccontata da un signore anziano: il bello è che avrebbe potuto anche essere il contrario e forse non ce ne saremmo accorti.

 

 

 
 
 
 
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