Acqua morta

Acqua morta

13 novembre 1981. I due ragazzi, giovanissimi, si sono appartati su una panchina dei giardini di Sant’Elena: la nebbia veneziana li nasconde ad occhi indiscreti, nonostante l’ora non tarda. All’improvviso qualcuno si avventa sul ragazzo e lo riduce in fin di vita. Lei si chiude in un silenzio insano; dopo alcuni tentativi di indagine andati a vuoto il caso viene archiviato. 30 aprile 2012. Mentre un’alba rosata e già troppo calda contende il cielo della laguna alla foschia, un cadavere affiora dalle acque di un canale secondario grazie alla bassa marea; un uomo, intento a raccogliere abusivamente vongole, s’accorge del corpo. Al commissario Nicola Aldani – che in teoria dovrebbe essere in ferie – tocca alzarsi prestissimo e uscire di corsa, prendere il motoscafo guidato dall’agente di turno e recarsi sul luogo del ritrovamento. Ma le seccature sono destinate ad aumentare nel giro di poco. Il morto è Mirco Albrizzi, noto imprenditore e faccendiere della zona, nipote di un politico di peso, “uno molto ammanicato. Come si suol dire”. Causa della morte un colpo di pistola a distanza ravvicinata. Si pensa subito ad un suicidio ma molti indizi, compresa la morte altrettanto violenta della attuale amante nera di Albrizzi, suggeriscono ad Aldani che dietro ci sia ben altro. Ma il commissario deve anche fronteggiare il questore che preme per chiudere le indagini al più presto. Ci mancava pure Zennari, commissario in pensione, a tirar fuori una storia vecchia di trent’anni, che pure ad un certo punto comincia ad intrecciarsi torbidamente con le indagini in corso…

Protagonista di questo romanzo di Michele Catozzi, giornalista, scrittore e ingegnere informatico, vincitore del torneo letterario promosso da GeMS IoScrittore edizione 2014, è senza dubbio la città di Venezia, per nulla patinata come in una cartolina da turisti, ma nemmeno immersa nella malinconia decadente e fascinosa che di solito la contraddistingue in letteratura. Tra le indagini del commissario Aldani, personaggio ligio al dovere fino a sacrificare il tempo per la famiglia eppure dai tratti umanissimi che lo rendono simpatico al lettore, costante è la presenza delle calli, dei canali, della laguna con i suoi miasmi, della foschia e della calura umida insopportabile. Lo ha sottolineato anche Stefano Res, direttore editoriale di TEA, dicendo che, dato per scontato l’intreccio poliziesco, è “la resa del luogo […] attraverso lo sguardo dell’autore” ciò che ha colpito di più in Acqua morta. In realtà, soprattutto nelle prime cento pagine, le descrizioni, intrecciate al dialetto e a termini specifici dei luoghi, potrebbero dare la sensazione di rallentare la narrazione; tuttavia presto il racconto decolla fino ad intrigare il lettore. Interessante è la storia del romanzo che l’autore racconta nel suo blog http://www.michelecatozzi.it/ , dai cinque tentativi nel medesimo concorso alla decisione di riprovarci nel 2014 con il romanzo presentato l’anno prima ma revisionato tenendo conto delle osservazioni dei lettori votanti, fino alla decisione dell’editore – per la prima volta nella storia del concorso – di pubblicare in cartaceo. La morale della sua storia personale la trae lo stesso Catozzi e la condivide con chi ha la sua identica passione per la scrittura: mai arrendersi. Mai.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER