Acqua nera

Acqua nera
Gli anni passano, i giorni anche, ma sono pochi secondi che decidono: fermano o iniziano ogni cosa, stravolgono tutto e per sempre. Kelly Kelleher ha i piedi per terra, neolaureata, venticinquenne, fiancheggiatrice del partito democratico americano, disoccupata ma brillante, piena di vita, piacente. Con quella tipica ansia di chi sta iniziando a muoversi in un mondo nuovo, quello dei grandi. È Il 4 luglio, giornata di festa e festosità negli Usa e siamo ad un party, di quelli altolocati. Potrebbe intervenire qualche cosiddetto pezzo grosso. Ed infatti arriva tronfio e loffio il Senatore, colui per il quale son tutti gli sguardi, le attenzioni, le parole ad alta e bassa voce. Kelly si avvicina timidamente. Una battuta. Uno sguardo. Un brindisi. Una crescente improvvisa intimità, qualche allusione complice, il lento ed inesorabile magnetismo del potere crepa le già incerte resistenze di Kelly. Nonostante la sua passioni politiche, le sue nascenti idealità, la sua consapevolezza della donna e dei giochi proibiti nei backstage del potere, cade. Come tante altre, né più né  meno. Le brame sicure e turgidamente vogliose del senatore l’hanno vinta. Succede. È già successo e succederà di nuovo. Dopo l’intenso, veloce  e rapace pomeriggio, i due alla sera si precipitano a prendere l’ultimo traghetto, per porre fine a ciò che non si sono detti ma hanno tacitamente patteggiato. Nulla di romantico, solo qualche prurito sessuale, come sarà, dove sarà, quanto sarà, una avida curiosità e magari la concreta speranza di un appoggio per il lavoro. Ma la strada buia di provincia che vanno percorrendo non è una scalinata per il paradiso, affatto. E nemmeno il rettilineo dove sfrecciare a coronare speranze. nemmeno l'incrocio decisivo dove svoltare ed imboccare un'altra esistenza, meglio e lontana da quella di adesso. Questa strada poco più avanti ha una curva. C'è poca luce, il fondo stradale non è dei migliori, il senatore è alticcio, anzi ubriaco e la velocità esagerata. Una curva, una maledetta curva e poi lo stagno…
Scrittrice interessante Joyce Carol Oates, ormai settantaduenne. Prolifica e variegata, con oltre settanta libri pubblicati ed oltre settecento racconti editi. Appare come una voce vivace e mordace nella narrativa statunitense ed ancora tutto sommato poco conosciuta in Europa. In questo libro, che definirei racconto lungo più che romanzo, posto che le definizioni di genere servono più che altro alla casistica, la Oates denota uno stile secco e nervoso, rapido, vibrante e struttura un'avvolgente meccanismo narratologico con una storia che parte dalla fine e che con tecniche di iterazione e sovrapposizione dello stesso istante ci narra una lucida, cinica, critica ma anche appassionata rappresentazione della giovane in carriera, illustrando quasi ogni spazio recondito del suo animo, dai suoi ricordi d'infanzia alla sua idea della morte, dal rapporto con la madre apprensiva alla sua prima storia d’amore iniziata e finita senza un vero perché. Con dietro le quinte il sempre valido assunto di come voli via un attimo, di come un attimo sia lungo, quasi eterno, ma che comunque possa inesorabilmente portare ad una fine. Acqua nera non è un capolavoro, ha ambientazioni quasi noir, ma è tuttavia una convincente indagine socio-psicologica con formalità stilistiche tutt'altro che disprezzabili. Non è uno di quei libri che riscrivono la storia della letteratura ma che contribuiscono a perpetrare quello che del letterario va salvato nei secoli. La storia – per inciso - è tratta da un episodio di cronaca vera accaduto negli anni sessanta ad uno dei molti e famigerati componenti della famiglia-clan dei Kennedy. Il senatore Ted infatti, nel luglio del 1969, dopo una festa allegra ed alcolica, uscì di strada e finì a picco nel mare. Nella sua auto c'era una giovane donna, che annegò. Lui sopravvisse, ma prima di avvertire la polizia, tornò alla festa chiedendo aiuto. L'inchiesta successiva lo prosciolse da ogni addebito di omissione di soccorso.

 

 

 

 
 
 
 
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