Ada

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Ada è anziana ma consapevole: sa che la malattia le toglierà velocemente lucidità e memoria. Non ha molto tempo per mettere in salvo il salvabile, tutti i ricordi che ancora sono lì, presenti e pieni di emozione. Ada ha avuto una buona vita: originaria di un paesino della Calabria, è riuscita a schivare il dolore della Seconda guerra mondiale grazie al fatto che il padre, onesto ciabattino, era troppo anziano e il fratello troppo piccolo per essere arruolati. È riuscita a evitare le conseguenze nefaste del fascismo perché il padre, pur opponendosi, non aveva subito ritorsioni. Ma soprattutto, Ada ha avuto una buona vita perché è riuscita a realizzare tutto quello che già da piccola si era prefissa, anche i progetti più spericolati: donna, andare al liceo e poi perfino all’università, lasciare il paesello natio, procurarsi un lavoro, vivere in città da sola, essere autonoma, libera e autosufficiente. Un vero prodigio per i suoi tempi. Però il programma era sempre stato chiaro: prima il lavoro poi il matrimonio, in perfetta controtendenza con tutte le ragazze della sua generazione (sorella compresa). A qualche compromesso è dovuta scendere ma senza intaccare la complessità del piano generale: voleva fare il medico, lei, ma di soldi in casa non ce n’erano abbastanza e così si era dovuta riposizionare sul mestiere di ostetrica. Che meraviglia però, essere lì a far nascere le vite! Che ricordi, un po’ malinconici ma potenti…

In questo breve romanzo d’esordio si passa attraverso un repertorio veramente ampio di sentimenti. Un po’ di malinconia c’è, del resto la protagonista, nonna dell’autrice, ripercorre le grandi tappe della sua vita quando ormai l’età l’avvicina all’epilogo dell’esistenza. Però c’è anche leggerezza, quando Ada ricorda le marachelle di ragazzina che una ne pensa e cento ne fa. Più di tutto però c’è l’orgoglio, di aver tenuto fede a un progetto personale assolutamente rivoluzionario per la metà del Novecento: studiare, laurearsi, lavorare. “Prima il lavoro e poi il matrimonio” è il motto di Ada che così tiene testa anche al dissenso che in qualche momento sente intorno a sé. Il progetto di vita familiare, quello che il mondo intero trova l’unico naturale per una donna, esiste ed è presente e forte: Ada si sposerà e avrà due figlie. A loro lascerà (evidentemente anche alla nipote) un insegnamento forte, che una donna è prima di tutto una persona che deve trovare la propria dimensione individuale, per avere poi la forza e l’equilibrio di generare un nuovo nucleo. Una storia dolce e molto attuale, che parla di emancipazione senza i toni furiosi della propaganda di genere ma con la forza di un’esperienza reale. Una lettura piacevole che ricorda a ogni lettrice e lettore l’importanza di rendere conto, prima di tutto, a se stessi.



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