Adamante

Adamante
Rachele, erede della proprietà, è stata lapidaria anche con Otello, l’anziano operatore dell’impianto. Il cinema Adamante - voluto fortemente a suo tempo dal Duce - lo vuole chiudere e farci un supermercato. I resti del glorioso cinema che ha legato intere generazioni della comunità del paese non la interessano. E venderà anche la casa del padre. Al diavolo le leggende, il mito di sua madre, la memoria comune che pare innamorata di quel luogo fatiscente ed a volte inquietante. Nel frattempo, per ora a sua insaputa, il malandato e pericoloso Loris si è suicidato, un atavico pettegolo ma suo difensore è stato trovato morto in casa con il cranio sfondato. Guerzo continua a proporre al timido amico una notte avventurosa fra le macerie dell'Adamante e nel frattempo si è preso senza convinzione il corpo di Linda. Nel bosco la vecchia, bisbetica e isolata Matilde, quasi come una strega, spia chi viene all'orrido e lancia cupe invettive contro tutto e tutti...
Una prosa decisamente espressionista, un ritmo incalzante, una struttura a più voci che non perde mai il filo e anzi avvinghia il lettore. Questo romanzo di Maria Silvia Avanzato è sicuramente un thriller ben congegnato, non impaludato nei soliti manierismi statunitensi o comunque esterofili e denota sicuramente una autonomia stilistica già matura e compatta. Certo, forse in generale l'impianto può ricordare libri come il Come Dio comanda di Ammaniti, ma la qualità della scrittura della Avanzato, bolognese del 1985, risulta decisamente superiore a quella piatta e senza scosse del più celebre Niccolò. Peraltro il pattern polifonico è accurato e solido, procede senza indugi, permette con rapidi ed incisivi tratti di creare brivido e delineare caratteri e storie sordide, complicate, dure da digerire, in questo luogo in cui il bene sembra essersi perso ai margini del bosco che circonda l'abitato. 

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