Agatha Raisin - La quiche letale

Agatha aveva trascorso una breve e magica vacanza nei Cotswolds, quando era bambina, e quel luogo l’aveva incantata. Ecco perché, ora che sta andando in pensione prima del tempo – ha lavorato con impegno per molti anni, mettendo in piedi dal nulla e grazie alle sue sole forze una florida società di pubbliche relazioni – ha acquistato un cottage laggiù. Proprio lei, abituata da sempre al caos londinese, ha comperato una piccola casetta a Carsely. Certo, il nome del villaggio è un po’ banale, pensa mentre finisce di sgomberare la sua scrivania nell’ufficio che da ora in poi non sarà più suo, ma la casa è perfetta e il villaggio si trova fuori dalle rotte turistiche e ciò significa non avere tra i piedi autobus di gitanti, negozietti d’artigianato o sale da tè. Dopo una veloce cerimonia di addio in azienda, Agatha prende il treno delle 15.20 per Oxford e si appisola quasi subito. D’altra parte, non ha nulla di cui preoccuparsi. Nei Cotswolds è già tutto pronto: un decoratore d’interni si è occupato di ristrutturare la casa, l’appartamento di Londra è stato venduto e alla stazione di Moreton-in Marsh troverà la sua auto ad attenderla e potrà percorrere il breve tragitto fino a Carsely, un grazioso paesino in fondo al quale, in una posizione piuttosto isolata, si trova il suo cottage. È basso, con il tetto di paglia e due giardini: uno piuttosto piccolo sul davanti ed un altro, lungo e stretto, sul retro. Appena giunta nella nuova casa, Agatha si ferma sulla soglia del salotto. È tutto perfetto ma, ad essere sinceri, sembra la casa di qualcun altro, la casa di un estraneo privo di carattere. Mah, si abituerà, ora è forse solo troppo stanca per apprezzare ed ha fame, molta fame. Per cena non c’è nulla in casa e, dopo una vita di ristoranti e take-away, Agatha ha programmato di imparare a cucinare, quindi è arrivato il momento di uscire ed ispezionare i negozietti del villaggio. Che strano, per strada tutti la salutano, gli uomini si toccano il cappello e ogni persona le rivolge il buon giorno, magari accompagnando il saluto con un accenno al tempo. Dopo Londra, dove manco conosceva i suoi vicini, tutta questa socievolezza è un cambiamento assolutamente vivificante. Sarà sufficiente una settimana della nuova vita, però, per capire che, nonostante le buone maniere, nessuno prova curiosità nei suoi confronti, nessuno l’invita per il tè. Tocca a lei fare il primo passo, se vuole davvero integrarsi con gli abitanti di Carsely …

La prima avventura di Agatha Raisin, frutto della penna di Marion Chesney - nata in Scozia, giornalista di cronaca nera e poi scrittrice di romanzi storici pubblicati sotto numerosi pseudonimi - che ha scelto di firmarsi M.C.Beaton in tutti i romanzi della serie, si apre con la presentazione di una cinquantatreenne autoritaria, tagliente, a tratti quasi maleducata; una donna burbera, brusca e senza peli sulla lingua che si è costruita da sé ed è abituata a gestire in prima persona ogni situazione; una rampante e spigolosa P.R. di mezza età che decide di lasciare Londra ed il suo caos e di trasferirsi nella tranquilla campagna inglese. Ma campagna significa solitudine e Agatha non è abituata alla solitudine, vuole essere al centro dell’attenzione e sceglie una maniera poco ortodossa per cercare di integrarsi tra la popolazione del paesotto. Le conseguenze del suo gesto, che provoca la morte, apparentemente accidentale, di un giudice locale, svegliano sicuramente gli abitanti del villaggio dal loro torpore, soprattutto perché Agatha non accetta il fatto che si sia trattata di una casualità e comincia ad indagare, ponendo domande scomode e rivelandosi un po’ impicciona e quindi pericolosa per chi non ha la coscienza a posto. Chiaro omaggio al giallo all’inglese di Agatha Christie, di cui la protagonista porta fieramente il nome, il romanzo è leggero, divertente, carico d’humour e politicamente scorretto. Si tratta di una lettura squisitamente britannica non solo per l’ambientazione- fatta di paesaggi bucolici e personaggi deliziosamente inglesi, come le dame di carità, il colonnello in pensione, la gentile moglie del pastore, l’acida vicina di casa, le pettegole del paese- ma anche per la non troppo velata ironia che permea ogni pagina e per l’autenticità che la scrittrice è riuscita a dare a luoghi e personaggi, resi meno leziosi e stereotipati, questi ultimi, grazie alla buona dose di cattiveria e rancori malcelati che li caratterizza. Il lettore si trova dunque alle prese con un giallo vero, con tanto di omicidio ed indagini, ma uno di quei gialli che gli inglesi etichettano come cozy mystery, storie in cui non c’è spazio per delitti particolarmente cruenti o spargimento di sangue, storie in cui il crimine viene commesso in maniera più raffinata, magari attraverso una quiche avvelenata. Una lettura, quindi, che non richiede un impegno particolare, ma che è comunque intelligente, piacevole ed ironica al punto giusto; una lettura da gustare in qualsiasi momento della giornata, preferibilmente accompagnandola con una very English tazza di tè fumante.



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