Aggressività e violenza maschile

Aggressività e violenza maschile

Globalizzazione. Imbuto, intensità, rapidità. Accumulo in perenne insoddisfazione, bambini onnipotenti crescono anaffettivi a pane e tuttoesubito. Uomo occidentale angosciato, zavorrato da repliche del suo Io onnivoro che si autocelebra e si proietta su tutto. Uomo forte, potente, autoritario arrivista e di successo, maschilismo imperante, uomo che può tutto, può prendere e buttar via, può attaccare e violentare e restare impunito. Social media che mediano messaggi semplicistici di rabbia, di esclusione, di aggressività. I media moltiplicano visibilità cercata a tutti costi e che soffoca, i media rimbalzano, celebrano a loro volta l’ego logorroico, il narcisismo di massa. Identità gruppale, partecipazione per valori condivisi, o che si credono tali: il dubbio, il pensiero che devia, sono ritenuti pericolosi, nocivi, tossici: esclusione dalla socializzazione forzata. Balcani. Sarajevo, meraviglia di città e laboratorio di incontro multietnico. Soglia del conflitto, esplosione del conflitto. L’Europa sta a guardare, impotente, disinformata. L’uomo manifesta la sua brutale aggressività. Guerra, violenza sui più deboli, stupro. Eppure rimuoviamo. Cambiamo canale. Ma quella guerra era lì, a due passi da casa nostra, con implicazioni psicologiche e comportamentali che ci riguardano. Elezioni USA, 2016, vince Trump, vince l’uomo forte, violenza-verbale-donna-oggetto. Ma l’aggressione si consuma soprattutto tra le mura di casa. Fuori c’è il mondo terribile, ingiusto, che ruba e corrompe e sporca. Dentro casa tutto è lindo e pulito, e si è felici e il figlio piccolo è già iperattivo e ottiene risultati. È un buon numero. E tra le parole quotidiane c’è attrito, c’è umiliazione, prima che arrivi altro, e altro ancora: correlati ambito geopolitico e socio-relazionale, come lo sono i fattori biologici-psicologici-sociali nell’aggressività. È già tardi, sono macerie, ma uomini e donne possono tornare ad ascoltarsi, a nutrirsi della propria complessità, della ricchezza dell’Altro. La possibilità di incontrarsi davvero…

Ecco, la globalizzazione, l’Occidente evoluto: le condizioni sfavorevoli sono anche le conseguenze psichiche e biologico-cerebrali per l’uomo, e le relative patologie di cui “è necessario occuparsi”. Macerie. L’uomo destabilizzato tra interno ed esterno, interno confuso, esterno che è un reame di terrore e insicurezza. Non c’è limite, non c’è equilibrio, non c’è empatia. Sono state formulate varie teorie sull’aggressività, dal pensiero antico fino al novecento, passando per quel caposaldo complesso che è Freud. Ma le teorie mutano, illudono di un risultato e poi sfumano. La psicanalisi da sola non riesce a spiegare. C’è bisogno di un approccio fluido e dinamico, in continuo e curioso espanso studio, per osservare – non spiegare – la realtà, narrarla, respirarla. Le neuroscienze camminano con la psicologia sociale, con la sociologia e con altre diramazioni. L’aggressività prende corpo e nervi nella globalizzazione, è declinata in rapporti sfaldati, si abbuffa nella mediazione tecnologica, uscendone mostro compatto che permea ogni anfratto della (non) comunicazione, basata sullo sfruttamento, l’interesse, la non-diversificazione, il pensiero semplicistico: navigazione superficiale. Roberto Collovati ha scelto di immergersi nel complesso, nel profondo, studiando e visitando continuamente i luoghi reali della democrazia morta, della patologia sociale, sulla soglia del passaggio di millennio, dai Balcani rimossi fino a (all’ennesimo) Trump, raccontando dell’uomo violento e frustrato e disfunzionale, di una società di relitti e della speranza che i giovani possono trovare e nutrire, e con loro donne e uomini che tornano alla responsabilità e alla voglia di incontrarsi: un’azione che non può più aspettare, insieme al ritrovare la profondità dell’attesa, della speranza e della lentezza. Un testo coraggioso – sollevare la cortina davanti agli occhi è un grande impegno ‒ lievitato e meditato negli anni e con tanto cammino esperienziale dentro, tanto pensiero che si dirama e dialoga con le sue parti: una grande pianta, e tanta linfa.



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