Agnes

Agnes
“Sono sempre triste quando finisco di leggere un libro. È come se fossi diventata un personaggio del libro. E con la storia finisce anche la vita di questo personaggio. […] Qualche volta mi domando se gli scrittori sanno quello che fanno, quello che ci combinano”. Chicago. È una biblioteca silenziosa il luogo d’incontro di un giovane scrittore alle prese con un saggio sui trasporti di lusso americani ed Agnes, ragazza pallida e riservata dai capelli castani, studiosa di Fisica e di violoncello. Parole, qualche caffè, sguardi che si interrogano, la convivenza quasi senza sapere niente l’uno dell’altra, i silenzi e le incomprensioni sopra una mongolfiera che si fa strada tra i venti dell’amore. Speranze ed entusiasmo giovanile. Il giovane di Chicago decide di scrivere un racconto, il racconto della loro vita, anticipando gli eventi, quasi fosse una moderna Cassandra, immaginando la continuazione della loro avventura comune e pilotando, forse senza rendersene conto, i loro destini tramite una tastiera ed un monitor. È un computer ad intrappolare Agnes come fosse una farfalla impigliata in una ragnatela che non è riuscita a vedere in tempo. Ed è la scrittura prematura di una vita che deve ancora arrivare ed essere colta in ogni suo attimo a bloccare il fiume della loro storia d’amore per farla naufragare miseramente. È la comunicazione che viene a mancare, è la difficoltà di capire e venire incontro ai bisogni dell’altro, è la sordità di fronte ad un essere umano che ci sta davanti e tenta di parlarci e le nostre orecchie sono chiuse, come ovattate, quasi stessimo nuotando sott’acqua. Il messaggio arriva, ma debolmente, distorto...
Peter Stamm scrive una tristissima storia d’amore, tormentata, incapace di sopravvivere perché ci si trincera dentro la propria ottusità. Nel racconto del giovane non era previsto l’arrivo di un bambino e quando Agnes scopre di restare incinta non trova comprensione, trova un uomo che le dice che lui non sa cosa farsene di un bambino, perché nel racconto questo elemento non era previsto e diventa, anziché motivo di gioia, un fastidioso evento destabilizzante, da eliminare. Lo stile scarno, asciutto e diretto rende l’idea dell’incomunicabilità di giovani adolescenti che hanno un’anima profonda della quale non sanno prendersi cura. Agnes è un personaggio etereo, un fantasma evanescente i cui contorni si sfilacciano progressivamente fino a che di lei resta solo l’assenza, una frase non detta, una carezza non data, un sorriso mancato.

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