Akrash

Akrash

Copenaghen, settembre 2009, venerdì. Axel Steen è a casa con una prostituta – Milena ‒ da ventiquattro ore e, dopo aver passato tutto quel tempo in camera da letto fumando erba e tirando di coca, si rende conto che qualcosa non va. O meglio, non ne è sicuro, è piuttosto una sensazione, confermata quando becca la ragazza a sbirciare tra le sue carte. Eppure non le dice niente. Axel Steen è un poliziotto che vive nel quartiere più malfamato della capitale, Nørrebro, ed è sull’orlo del baratro: separato, con una figlia di sette anni, Emma, cui malapena riesce a badare, è caduto nel vortice della tossicodipendenza, venendone completamente risucchiato. Inoltre, la settimana successiva dovrà assistere il pubblico ministero nel processo contro Moussa, il criminale più ricco e potente di Nørrebro, accusato di aver commissionato tre omicidi ad un sicario serbo, Milo. Il sabato scorre per Axel alla stessa maniera del venerdì, ma poi arriva la domenica: niente più Milena, niente più cocaina. Mentre il poliziotto è in strada a cercare pusher, gli si accosta un SUV. All’interno c’è Moussa: lo persuade a salire e lo porta lontano, fuori città. Si fermano a Utterslev Mose, e lì il capo dei Blågårds Plads gli mostra un video, risalente al giorno precedente e a quello prima ancora. Sono le riprese delle due giornate passate da Axel con Milena, con tanto di sesso e sniffate varie. Quando le immagini si stoppano, Moussa lo mette alle strette: eseguire quanto gli verrà ordinato o vedere distrutta la sua carriera professionale, privata e sociale...

Jesper Stein ha fatto centro per la terza volta. Dopo i primi due noir - Il tempo dell’inquietudine, Bye Bye Blackbird – l’ex giornalista d’inchiesta e reporter di guerra, dal 2006 membro dell’Accademia danese del poliziesco, se ne esce con il suo terzo romanzo a tinte fosche, Akrash, che tradotto significa poliziotto, in termini dispregiativi (un po’ come “cop” in inglese o “sbirro” per noi italiani). In questo libro si ritrova ovviamente il protagonista degli altri due, il forastico e tenebroso Axel Steen che, assieme alle sue innate, indubbie e stereotipate capacità da investigatore – fortuna, tempismo, fiuto – si porta dietro anche un sottobosco di riprovevoli comportamenti che, quando non lo rendono inviso e a tratti disgustoso al lettore (Stein non risparmia alcun particolare), lo rendono figo: perché diciamocelo onestamente – droghe e prostitute a parte: tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di essere al servizio del bene ed allo stesso tempo poter fare ciò che più ci pare e piace, disprezzando la legge, chi la detta e chi la fa rispettare. Tuttavia Akrash non è solo Axel: ci sono i legami familiari, una lotta incessante tra il bene ed il male e, soprattutto, c’è una forte denuncia sociale del degrado presente nel quartiere di Nørrebro, in cui l’autore vive e di cui conosce le difficoltà, la decadenza e le debolezze. I romanzi di Jesper Stein fanno parte della collana GialloSvezia edita da Marsilio, in cui si trovano mostri sacri come Camilla Läckberg, Stieg Larssen, Kjell Ola Dahl, Ninni Schulman, Liza Marklund e via dicendo. Ecco: il nostro autore danese, al loro fianco, non sfigura affatto.



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