Al di là

Al di là
Carlo, uno tra gli avvocati più ricchi e stimati della Bologna di fine Ottocento, ha un portamento ordinario e inelegante e un carattere freddo e distaccato, che tuttavia non si rivela insensibile al fascino misterioso della stravagante marchesa Elisa di Monero. La quale, pur non essendo molto bella, offre con conturbante disinvoltura l’immagine di una donna altera e amante del lusso. Insomma una presenza enigmatica e sfuggente, sdegnosamente ostentata, psicologicamente esclusiva e distante. Il motivo dell’attrazione fatale gli risulta ignoto e provoca in lui uno stato di crescente inquietudine, anche perché da un anno l’uomo è sposato con Mimy, una giovane donna deliziosa e incantevole, che presenta invece tutti i requisiti di un’indiscutibile bellezza. L’avvenente sensualità del corpo di Mimy, unita all’aspetto triste e malinconico, penetra fin dentro le viscere del conte Giorgio De Vinci, amico e compagno di caccia di Carlo, provocando in lui l’indomabile richiamo di una forte seduzione. Egli tenta di conquistarne i favori facendo leva sulla sua natura sensibile e garbata. Ma Mimy, frustrata dall’atteggiamento di ributtante animalità assunto dal consorte nell’intimità coniugale, appare ormai convinta che nessun uomo sia in grado di penetrare nell’intimità femminile senza infrangerla, riuscendo a soddisfare il suo trepidante bisogno di sentirsi donna…
Andando a colmare una profonda lacuna, nella collana “Excelsior” della Edarc Edizioni appare un volume pressoché inedito di Alfredo Oriani (Faenza 1852 – Casola Valsenio 1909), scrittore ammirato da Benedetto Croce, Antonio Gramsci e Maria V. Bellonci. Ma anche fino a oggi ingiustamente ignorato dalla critica letteraria, per via delle sue pubblicazioni storiche e politiche ritenute contigue al regime fascista. C’è da rallegrarsi, poiché si tratta di un romanzo complesso e profondo, estremamente suggestivo e prodigo di sollecitazioni, dove sono in gioco emozioni intime e gravi. Un testo di torbida scapigliatura psicologica e sociale, in cui l’autore romagnolo ha saputo rappresentare  - con una raffinata scrittura introspettiva - vezzi e passioni, intrighi e squallide mediocrità della moderna società borghese, portando in luce l’impossibilità di tragedie che abbiano una loro dignità. Una storia di anime tormentate tra sensi e spirito, che anticipa - anche nella grazia d’arte della parola e del linguaggio - il tratto espressivo ed evocativo della narrativa dannunziana. Una premessa impegnativa e assoluta, che non può non suscitare nel lettore una comprensibile curiosità e una giusta aspettativa. La prima data dalla assai relativa conoscenza dell’autore, la seconda dalla seduzione di un racconto di cui sono protagoniste due donne che si esprimono con coraggio e poesia, rivendicando pienamente il diritto di essere diverse.

 

 

 

 
 
 
 
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