Al di là delle parole

Autore: 
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

C’è una domanda che per gli scienziati che si occupano di animali è considerata un “frutto proibito”. Quella domanda è: “Chi siete?”. In genere la scienza si tiene risolutamente alla larga dalle domande riguardanti la vita interiore degli animali, la loro mente è come fosse “inconoscibile”. Ma cosa definisce chi è un essere umano? La consapevolezza di sé, le relazioni personali e sociali, la capacità di conquistare uno status e la sopravvivenza. Tutte cose che riguardano anche la vita di quasi tutti (o forse tutti, non lo sappiamo) gli altri animali oltre a noi. Lo studio del comportamento animale è una scienza giovane, ma l’idea diffusa secondo la quale soltanto gli esseri umani sperimenterebbero la coscienza è del tutto superata. Le evidenze scientifiche ci dicono che tutti i vertebrati, molti invertebrati e persino molte piante hanno coscienza di sé e degli altri. Fino agli anni ’90 gli scienziati che si occupano di animali sono stati giustamente terrorizzati dall’incoraggiare qualsiasi antropomorfismo, ma nel far questo hanno ingenerato un altrettanto terrorizzante antropocentrismo: “di certo proiettare sentimenti umani su altri animali può portare a fraintenderne le motivazioni: ma negare che essi abbiano una motivazione qualsiasi garantisce il fraintendimento”. Solo gli esseri umani hanno menti umane, ma è da pazzi credere che solo gli esseri umani abbiano una mente. L’origine del nostro cervello è inseparabile dall’origine di quello delle altre specie, nel gran calderone dei tempi evolutivi. E altrettanto vale per la nostra mente…

Carl Safina, docente alla Stony Brook University e collaboratore fisso di “New York Times”, “Time”, “National Geographic” ha deciso di esplorare il mondo cognitivo e affettivo-emotivo degli (altri) animali. Un’impresa titanica anche per un divulgatore scientifico esperto come lui, e non priva di rischi: nel 1992 – attenzione, non secoli fa – sulla prestigiosa rivista “Science” un celebre accademico ammoniva: “Studiare le percezioni degli animali è un progetto che non raccomanderei a chi non abbia una posizione di ruolo”. Traduzione: occhio, potrebbe rovinarvi la carriera. Per trovare riscontri rigorosi alle sue riflessioni, Safina è andato a trovare i colleghi che da decenni studiano tre comunità di mammiferi che vivono in ambienti e condizioni estremamente diverse: gli elefanti di Amboseli, in Kenya, i lupi di Yellowstone, le orche del Pacifico nord-occidentale. E in queste pagine ci racconta cosa gli hanno detto loro e cosa ha visto con i suoi occhi (grazie anche a una serie di belle foto in appendice). Ma le domande che si è posto sono le stesse anche se poste nel salotto di casa nostra. Il nostro cane ci vuole bene veramente o vuole soltanto un premio? Ce lo siamo chiesti tante volte. Safina ci risponde così: “Quello che sappiamo sul cervello dei cani, sulla loro chimica cerebrale e sui cambiamenti causati nel loro cervello dalla domesticazione indica che sì, il tuo cane ti vuole bene. (…) proprio come tu, nel tuo stato di domesticazione ami il tuo cane attivando le parti più antiche e profonde del tuo cervello”. La morale di questo ponderoso ma appassionante saggio? “Osservate. Ascoltate e basta. Forse non parlano a noi, ma tra loro si dicono molte cose. Alcune, le udiamo; altre, sono al di là delle parole”. Il libro si è aggiudicato il Premio Letterario Merck 2018.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER