Al giardino ancora non l’ho detto

Al giardino ancora non l’ho detto

Quando il morire non è più una speculazione intellettuale ma qualcosa che sta realmente accadendo ‒ molto lentamente ma inesorabilmente e prima del previsto ‒ si ha forse il tempo di scrivere in presa diretta del giardiniere di fronte al suo giardino. E si diventa consapevoli, che non diversamente da una pianta, anche il proprio corpo subisce i danni delle intemperie, può seccare, appassire, perdere i pezzi e, soprattutto, non può muoversi come vorrebbe. Ma nel momento in cui la bellezza esteriore non è più attraente, interiormente si può essere connessi a una sorta di bellezza e armonia impalpabili, qualcosa di più vasto che piano piano annulla l’attaccamento al mondo. Da quando, un giorno di giugno, qualcuno la rimproverò che zoppicava, Pia Pera non è stata più la stessa. La malattia che l’ha colpita, la sclerosi laterale amiotrofica, si è portata via la donna che è stata un tempo, e con lei anche i malumori, regalandole una sorta di insensata serenità. Se il tempo che ci rimane è poco, perché mai sprecarlo?

Congedarsi dalla vita è un viaggio che si compie soli e con un certo grado di inconsapevolezza, poiché non troviamo nulla di ragionevole nel morire e non lo possiamo fare insieme a nessuno. Prendere coscienza della propria morte diventa così un paradosso e ciò che in natura è appreso con spontaneità, la caducità della vita, la ciclicità degli eventi, il mutamento incessante, per l’uomo diventa un fatto eccezionale. Con intelligenza, ironia e una sensibilità quasi profetica Pia Pera ci dona un’intuizione apparentemente scontata: la bellezza e la vita sono transitorie per natura. La malattia l’ha resa indifesa e mortale esattamente come il suo giardino quando lei non ci sarà più ad occuparsene, ma dice lei stessa, “questa catastrofe mi ha, in un certo senso, sanato”, liberandola dal peso del futuro e dal cruccio del passato, immersa nell’attimo presente, è finalmente parte del suo giardino. Il libro è un delicato diario pieno di riflessioni, pensieri annotati che spaziano dalla filosofia alla quotidianità, alla religione, alla frustrazione, alla meraviglia. Come il principe Genji nelle Novelle orientali di Marguerite Yourcenar, Pia Pera sembra dire: “Non mi lamento di un destino che condivido con i fiori, con gli insetti, con gli astri. In un universo dove tutto passa come un sogno, non ci perdoneremmo di durare per sempre. Non mi addolora che le cose, gli esseri e i cuori siano perituri, dal momento che una parte della loro bellezza è fatta di questa sciagura”.



 

 

 
 
 
 

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