Al Santuario con Pavese

Al Santuario con Pavese
Ai primi chiarori di una mattina dell’inverno del 1944 Franco Ferrarotti e Cesare Pavese, con uno zainetto in spalla e muniti di un bordone in mano, risalgono la ripida erta del Santuario di Crea nel Monferrato. Li dividono vent’anni di differenza, ma li unisce una comune matrice campagnola: Il primo è un mezzo monferrino mentre il secondo è nato e cresciuto nelle Langhe. Ferrarotti ha aderito alla lotta partigiana tra i gappisti e si comporta come un cane sciolto. Pavese, dopo aver scontato un anno di confino in Calabria, ha perduto al ritorno la donna amata. Vive come un imboscato tra il Po e le colline di Ozzano, incerto se prendere parte attiva alla Resistenza o restare in disparte. Entrambi avvertono, tuttavia, l’atmosfera opprimente della dittatura fascista, l’aria ferma e tesa della guerra civile. Un manipolo di soldati della Wehrmacht perlustra i fianchi del sentiero boschivo che i due stanno percorrendo avvolti nei rispettivi pensieri, meditando terzine dantesche o recitando brani del Faust di Goethe. Ogni tanto s’imbattono in un piccolo villaggio di case avvolte da un silenzio irreale con la chiesetta ancora custodita dal parroco. L’animo di Pavese appare come un labirinto abitato da tormentate spire di una indomabile sofferenza. Ferrarotti crede di avvertire che nei suoi risvolti più intimi un anelito di trascendenza stia conducendo una strenua battaglia per farsi strada tra i nodosi radicamenti del razionalismo e ha ragione di ritenere che questi stia cercando la luce del conforto nell’abbraccio della religione dei padri, fino a spingerlo a comunicarsi…

Vien voglia di definirlo una sorta di tributo a un’epoca storica e alla figura di Cesare Pavese, questo nuovo libro di Franco Ferrarotti che assembla e riordina i tasselli di una stagione fondamentale della sua vita e che è tutto costruito con la preoccupazione di lasciar parlare, nella loro particolarità, i ricordi del contesto ambientale nel quale fu legato da un rapporto di intensa amicizia con l’autore di Santo Stefano Belbo. Benché non manchino vividi dettagli della propria esistenza privata, l’attenzione dell’emerito sociologo non vi si sofferma in maniera morbosa; ma ruota piuttosto intorno al panorama letterario italiano, in cui a brillare di maggior forza sono la descrizione dei rapporti con il mondo editoriale e i racconti delle frequentazioni con i più importanti scrittori del loro tempo. L’apporto personale e del tutto onesto di chi intende portare il proprio contributo al recupero di un tassello preziosissimo di memoria che unisce alla ricostruzione storica, la capacità di restituire al lettore la tribolata umanità di Pavese. La testimonianza di Ferrarotti tradisce ammirazione e rispetto per le innegabili doti di Pavese, quantunque non manchi, tuttavia, di cogliere la molteplicità degli aspetti della personalità, le affinità culturali e le divergenze politiche, i differenti profili professionali e le comuni debolezze umane. Le pagine del suo testo agganciano l’attenzione del lettore, calandolo nell’atmosfera di un tempo e di un mondo, attraverso un ingresso fino ad oggi utilizzato solo dagli addetti ai lavori. Sabato 27 e domenica 28 agosto 2016, presso la casa natale dello scrittore a Santo Stefano Belbo (CN), la giuria del Premio letterario Cesare Pavese attribuirà al libro il premio di saggistica 2016.



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