Al vento dell’oceano

Al vento dell’oceano

1926, primavera. Neron Vukcic sta attraversando l’Atlantico per trasferirsi a vivere definitivamente a New York, è un apolide ma da tanto ha “promesso” a se stesso che sarebbe arrivato a vivere nella Grande Mela e sta finalmente realizzando il desiderio. Anche il mare aperto però, quando più esseri umani, legati in qualche modo dalla frequentazione degli stessi ambienti o da interessi economici comuni, dividono uno spazio ristretto come può esserlo una nave, può diventare teatro di fatti cruenti, finanche di un omicidio. La vittima è Clifford M. Marshall, banchiere collezionista e politico militante nel Grand Old Party. Viene trovato pugnalato con un pezzo della sua stessa collezione: purtroppo in cabina, china sul corpo del banchiere, con la mano sull’elsa del pugnale, c’è la moglie del suo più acerrimo nemico, militante nel suo stesso partito, il senatore James R. Hillman. La donna sostiene di essere stata da ragazza una valida infermiera e che, quando passando davanti alla cabina ha visto dalla porta aperta i piedi del senatore, ha temuto un malore ed è entrata. Chi meglio di Vukcic per indagare e scoprire la verità, o meglio il vero assassino prima che la nave giunga a New York? L’investigatore inizialmente rifiuta, ma gli argomenti messi sul tavolo da Hillman e dal fratello fanno ben presto breccia (una bella somma e una casa su tre piani sono difficili da rifiutare), e a patto di essere brutalmente onesto anche nel caso l’assassina sia davvero la moglie, Vukcic accetta e inizia (con i suoi metodi) l’indagine…

Intellettuale, saggista, giallista e romanziere. Descrivere Hans Tuzzi, rinchiuderlo in una definizione è decisamente difficile. Adriano Bon (il suo pseudonimo è un omaggio ad un personaggio del romanzo di Musil L’uomo senza qualità), classe 1952, ha dato vita a due personaggi molto amati, il commissario Melis (storie ambientate in Italia dal ’78 in poi) e Neron Vukcic, di cui questo romanzo chiude la trilogia. Un personaggio particolare, un apolide investigatore che ricorda vagamente Nero Wolfe, quantomeno nell’essere un personaggio particolare. In realtà ‒ nonostante le smentite ‒ lo ricorda molto sia nei metodi investigativi (praticamente solo intuizioni di cui poi cerca conferme), nei modi di fare: è infatti brusco, poco incline alla gentilezza e senza il minimo scrupolo nell’usare ironia e sarcasmo. Non gli mancano l’amore per il cibo raffinato, una cultura smisurata e dulcis in fundo una lieve passione per le orchidee. Detto questo, che tutto sommato ha ben poca importanza, Al vento dell’oceano rimane un romanzo molto più che godibile, anzi bello. Bella la scrittura di Tuzzi che è raffinata, elegante e sofisticata - più di una parola l’ho dovuta cercare sul dizionario – e per questo fascinosa. Le descrizioni accurate trasportano il lettore nel 1926, la musica è quella giusta, gli abiti le abitudini, la completa totale assenza di qualsiasi cosa sia anche lontanamente politically correct creano uno sfondo perfetto per la vicenda. Una lettura piena di divagazioni che però non distraggono, ci si perde eppure paradossalmente il focus rimane ben centrato su Vukcic, nell’abbastanza inutile tentativo di seguirne i percorsi mentali.



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