Alessandro Magno

Alessandro Magno
Il 10 giugno del 323 a.C. muore a Babilonia a nemmeno 33 anni l’uomo più straordinario e affascinante che la storia antica conosca: Alessandro, figlio di Filippo di Macedonia, meglio conosciuto come Alessandro Magno. Indole romantica e ambiziosa, animo inquieto e fiero, bello e nobile d’aspetto, in poco più di dieci anni fu capace di cambiare il volto e la storia del mondo antico con lo sguardo fisso al suo sogno moderno di un impero universale ed ecumenico spinto sino ai confini conosciuti della Terra, in cui realizzare una fusione tra la civiltà greca e quella orientale attraverso nuove forme di pensiero e sincretismi religiosi. Alessandro Magno fu il più grande conquistatore di tutti i tempi e unì al genio militare e all’abilità politica doti umane fuori dal comune che contribuirono a far fiorire leggende già in vita, come quella secondo la quale emanava dalla sua pelle un gradevole profumo; leggende che lui stesso alimentava come la diretta discendenza da Eracle e da Achille. Pietro Citati dice che “qualche volta l’immaginazione degli uomini sceglie una figura del passato; e vi raccoglie i suoi desideri, come accade nelle cristallizzazioni dei sogni”. Di questo mito sfuggente e meraviglioso ci restano il viso bellissimo fermato nel tempo dallo scultore Lisippo e gli scritti di tanti autori antichi che hanno ispirato in tutti i tempi artisti, poeti, cantanti, registi...
Strabone ha detto che tutti coloro che scrissero di Alessandro preferirono il meraviglioso al vero; Pietro Citati, autore di bellissime biografie di grande spessore e impegno narrativo, è capace invece di raccontare in una sessantina di pagine la storia di quest’uomo pieno di contraddizioni che fu letterato e filosofo ma anche spietato conquistatore in grado di affascinare Cesare e Napoleone, un uomo  di straordinaria liberalità, tolleranza e generosità con amici e nemici quanto nessuno, ma anche capace di abbandonarsi all’ira più furiosa fino ad uccidere un amico di infanzia. “Nessun altro uomo giunse forse a comprendere in sé tante persone diverse, distribuite attorno ad un centro, che continua a sfuggirci”. Citati racconta questa storia attraverso la narrazione degli storici e dei biografi, indulgendo poco o nulla a ciò che storia non appare. Quello che si respira in queste pagine è l’ansia intellettuale unita alla sete di conquista, il desiderio di guardare sempre oltre, il bisogno di spingersi oltre il possibile, “più felice quanto più cammino mi era d’innanzi” come disse Pascoli. Fino all’Oceano, l’ostacolo davanti al quale Alessandro si fermò per i suoi uomini che volevano tornare a casa. E non sappiamo se ha ragione Vecchioni quando canta “ed il più grande conquistò nazione dopo nazione, e quando fu di fronte a mare si sentì un coglione perché più in là non si poteva conquistare niente”. In realtà, solo la morte improvvisa e misteriosa lo fermò. Nessuno può sapere dove Alessandro sarebbe giunto. La biografia di Pietro Citati, completata da una interessante e coerente appendice curata da Francesco Sisti che consta delle Lettere e dei Diari commentati, di una nota bibliografica e di una cronologia, affascina come il racconto di una leggenda, narrata in un tono appena demodè assai gradevole. Ciononostante la lettura è agile e scorrevole ed è assolutamente imperdibile  soprattutto per chi, complice ahimè un manuale di storia greca dal linguaggio un po’ desueto, è riuscito versare una lacrima alla morte di uomo vissuto nel quarto secolo a.C. Ma anche  coloro ai quali non è capitata una simile stranezza si lasceranno conquistare di certo da questo piccolo grande libro, capace di raccontare con tanta eleganza, arricchita da delicate punte quasi liriche, una leggenda che è storia… o una storia che è leggenda. In fondo è uguale, quando si parla di Alessandro Magno.

 

 

 
 
 
 
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