Alexis

Alexis
Alexis ha ben poco da offrire a Monique: tutto quanto sia da portare in dote è racchiuso nell'effimera, impalpabile parola “giovinezza”. Alexis non è ricco: nella silenziosa tenuta di Woroïno, dove l'infanzia è trascolorita nell'adolescenza, i ritratti senza tempo delle vecchie generazioni sorvegliano un decoro antico, lontano e diverso da qualunque ricchezza ostentata. Il padre severo, mamma e sorelle dolci ed accoglienti, Alexis cresce in un ambiente dove “si era un po' tristi, è vero, ma più per una questione di carattere che di circostanze”. Alexis non ha nemmeno genio: la musica gli occorre, giovane solitario, per sopravvivere nei sobborghi di Vienna, dando lezioni private e lottando, vanamente, contro una sensualità considerata immorale. Infine, Alexis non ha amore: quando conosce la sua futura sposa, nella tenuta estiva dei principi di Mainau, a Wand, si attacca a lei non per passione, ma per fuggire da quegli stessi istinti sensuali che lo condurrebbero altrove, ad essere ciò che davvero è. Entrambi, in quella strana unione nata sotto stelle stanche, cercano una felicità impossibile da vivere: lei, credendo che “bastasse essere perfetta per essere felice”; lui, ritenendo “sufficiente, per essere felice, non essere più colpevole”...
Un piccolo libro fatto di pesi e misure: un racconto denso, dove la lunghezza contraddice il contenuto, e il lettore sente di doversi mettere sull'attenti per rimanere vigile, sempre presente a tanta ricchezza. Marguerite Yourcenar scrisse Alexis a ventiquattro anni: il suo esordio nella letteratura, già maturo e completo, che senza tema di sbagliare potremmo definire “capolavoro”. Anche Alexis, voce narrante (o meglio, forse, voce scrivente), ha ventiquattro anni, ma un così grave carico di angosce segrete e pentimenti irrealizzabili a renderlo sfuggente e silenzioso, che di anni potrebbe averne anche cento, o mille. La “lotta vana” che la Yourcenar descrive, con un'incredibile capacità mimetica, calandosi fin nei più reconditi pensieri della sua creatura, è quella condotta dal giovane contro una natura che gli indica gusti ed emozioni, contro un'omosessualità che lo definisce e nella quale, però, non ha mai voluto vedere riflessa la propria identità. Alexis è una dolorosa e toccante confessione, che il giovane musicista fa a se stesso prima che alla moglie Monique al momento di disvelare l'inganno di un matrimonio “stampella”; allo stesso tempo, è lo scandaglio profondo di un'epoca e di un tempo, di una società dove morale e religione imbavagliano i desideri, trasformandoci in nemici della nostra anima. Ieri come oggi: perché la natura umana sarà sempre impastata di sogni e bugie, e sempre qualcuno avrà timore a mostrarsi, temendo una stupida, feroce vergogna.

 

 

 

 
 
 
 
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