Ali

New York. Due vigili del fuoco coperti dalla polvere si aggirano tra le macerie delle Twin Towers. D’un tratto scorgono in piedi su di “un cumulo altissimo di putrelle d’acciaio arricciate” un uomo silenzioso, con indosso un lungo impermeabile scuro, che scruta tutto attorno. Ma come diavolo ha fatto a salire fin lassù? È impossibile, pensano i due mentre un fiume di lacrime, inarrestabile e improvviso, riempie loro gli occhi. Quando si calmano e sfiniti rialzano lo sguardo, la misteriosa figura non è più là. Ancora New York. Un bar di quelli aperti quasi tutta la notte, dove la gente beve forte e ha poca voglia di parlare. Una cantante dalla bellezza e dalla voce sfiorita viene avvicinata da un uomo che dice di chiamarsi Sebastian. La corteggia discretamente, beve con lei, le regala di nuovo fiducia nella sua arte. Terry quella notte e in quel bar se ne va da questo mondo. Ma se ne va felice, e Sebastian protegge l’anima della morente da una oscura minaccia. Sempre New York. Due angeli si incontrano in un bar di Wall Street. La situazione è grave, bisogna intervenire in un modo o nell’altro. Sebastian sta diventando pericoloso, qualcuno dice che potrebbe addirittura essere un traditore. Va trovato ad ogni costo…
In questo thriller teologico “gnosi e spada” a dominare la scena, curiosamente, è il silenzio. Il silenzio attonito che aleggia tra le macerie dell’11 settembre, il silenzio degli esseri umani dinanzi alla morte, ma soprattutto il silenzio assordante che arriva dal Cielo. Dov’è Dio? È morto, malato, addormentato? Se lo chiedono innanzitutto i suoi angeli, dopo infinite battaglie forse inutili. E in questo silenzio l’unica “certezza” può essere la fede, “mica quella cosa per cui si crede alla verità di qualcos’altro; no: la fede è quella cosa per cui si fa qualcosa senza saperne il motivo, sperando sia la cosa giusta, e anzi si continua a farla anche se si comincia a sospettare che possa esserci un altro modo”. Oppure, si cerca la verità senza più accontentarsi della fede: ma le risposte che si trovano potrebbero essere dolorose e cambiare per sempre la millenaria esistenza di questi guerrieri celesti in crisi d’identità. Punto di forza e assieme tallone d’Achille del romanzo è il linguaggio scelto da Andrea B. Nardi per raccontare le avventure – soprattutto interiori – della sua posse di angeli, un mix teoricamente tellurico di slang da comics Marvel e di amaro esistenzialismo. Che però poi nella pratica, forse anche a causa della brevità del romanzo, rende Ali una lettura sicuramente troppo complessa e raffinata per chi cerca le atmosfere di film come Legion o Gabriel – La furia degli angeli e di converso una lettura forse troppo pop per chi frequenta solo letteratura “alta”. Ma la qualità - malgrado gli squilibri e gli scossoni - rimane comunque elevata.

 

 

 

 
 
 
 
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