Alienazione

Alienazione

L’alienazione è una relazione in assenza di relazione. Dunque, una relazione deficitaria, alla quale manca qualcosa: la sua stessa ragione di esistere, in definitiva. Viceversa, il superamento dell’alienazione non significa il ritorno a un indifferenziato stato di unità con sé e col mondo ma una relazione opposta, un rapporto di appropriazione. Il concetto di alienazione, pertanto, deve essere sottoposto a una svolta formale, analizzandone il carattere, se si vuole che ritorni produttivo, poiché difatti consente di diagnosticare ognuna delle varie e numerose forme di disturbo che sono proprie dei rapporti di appropriazione, da concepirsi come relazioni aperte, nelle quali l’appropriazione ha sempre due precisi significati: integrazione e trasformazione di ciò che è dato. L’alienazione, dal canto suo, è il disconoscimento e la tacitazione di questo movimento di appropriazione, e la teoria che riguarda questo fenomeno così importante nello studio delle relazioni umane si confronta di frequente con due problemi, che pare sempre più necessario superare: da una parte il suo essenzialismo e il suo orientamento perfezionistico a una rappresentazione dell’«essenza» o della natura dell’essere umano, o anche a un ideale di vita buona determinato in termini oggettivistici; da un’altra parte, l’ideale della riconciliazione – l’idea di un’unità libera da tensioni – che sembra legato alla critica dell’alienazione quando questa prende la forma di una teoria sociale o di una teoria dell’identità…

È uno dei concetti filosofici che più spesso viene nominato, anche - se non soprattutto - in conversazioni che in realtà di filosofico non hanno praticamente nulla, poiché ormai è diventata una parola, se non di uso comune, in ogni modo immediatamente chiara e comprensibile per una gran parte della popolazione. È l’alienazione, di cui sovente si parla anche, appunto, a sproposito, perché ognuno di questo lemma dà una sua interpretazione in base al contesto all’interno del quale ne fa cenno. Se ne può parlare in fabbrica, facendo riferimento all’annullamento delle differenze e dell’identità personale degli operai costretti a ripetere senza soluzione di continuità i medesimi movimenti per produrre beni di consumo in serie, e quindi tutti uguali, anonimi. Se ne può parlare in relazione alla contemporaneità, dove la tecnologia sembra aver tirato su dei muri fra le persone, che magari hanno migliaia di amici su Facebook ma forse non sanno a chi telefonare per avere una parola di conforto. Il saggio di Rahel Jaeggi presenta dei passaggi molto complessi, densi di significato, forse non accessibili a tutti, ma in realtà ha una fortissima vocazione divulgativa, e spiega con abbondanza di particolari il fenomeno, definendone tutte le caratteristiche e fornendo degli importanti spunti di riflessione su ciò che siamo, ciò che eravamo e ciò che potremmo, o meno, diventare, superando molte barriere e costruendo su nuove basi un diverso stato sociale.



 

 

 

 
 
 
 

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