All’impazzata

All’impazzata
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Lucile ha trent’anni, è carina, intelligente, curiosa e divertente, Charles ne è perdutamente innamorato e convive con lei da circa due anni. Lui, che di anni ne ha venti di più ed è molto benestante, ha una tristezza infinita che lo governa ma riesce a trovare nel loro ménage quel margine di spensieratezza che gli permette di essere moderatamente felice. I due frequentano i salotti bene di Parigi, sono gli anni sessanta, la società è in gran fermento culturale e politico, apparire sembra essere l’unica maniera per esistere davvero. Eppure, nonostante gli agi, la bella vita, l’assoluta mancanza di preoccupazioni, Lucile non si sente soddisfatta, qualcosa la tormenta, non si riconosce più, una forsennata inquietudine si impadronisce di lei e la spinge tra le braccia di Antoine, giovane impiegato presso una casa editrice parigina. Anche Antoine non è libero, intrattiene da qualche tempo una relazione con una donna più grande di lui, Diane, molto ricca e considerata nel piccolo mondo borghese di cui fanno parte. Sembra un amore passeggero quello tra Lucile e Antoine, entrambi combattuti e divisi tra il proprio ruolo pubblico e la passione che condividono ma, a dispetto delle circostanze e dei tempi, trionfa e vince. Vince sui rapporti precedenti, vince sulle convenzioni e sull’interesse, vince persino contro la stessa natura dei due, così giovani e per questo così poco inclini a pensare al futuro. In quella che sembra una specie di dipendenza ossessiva, implacabile come il desiderio che la trascina e perfetta come la felicità che la governa, i due giovani, ormai squattrinati e allo sbaraglio, scopriranno che tutto ciò che li rende indivisibili è destinato a diventare un castigo che segnerà inevitabilmente la deriva del loro amore…

Forse ai più giovani il nome di Françoise Sagan dirà poco o niente, eppure ci troviamo davvero di fronte a quella che per anni venne considerata un’icona della letteratura francese. Dopo aver conosciuto un rapido e folgorante successo con il suo primo libro Bonjour Tristesse, pubblicato nel 1954 a soli diciannove anni, rimase sulle scene per molto tempo ancora, grazie ad altre fortunate pubblicazioni ma soprattutto come simbolo di una generazione trasgressiva soprattutto per gli ambienti chic e un po’ snob di una Francia agli albori degli anni sessanta. All’impazzata ‒ come molti dei suoi romanzi editi nel trentennio successivo ‒ non è certo il più conosciuto, soprattutto in Italia dove venne pubblicato per gli Oscar Mondadori con il titolo La disfatta nel 1973. È quindi merito della casa editrice Astoria ‒ realtà editoriale specializzata in “letteratura prevalentemente femminile, variegata quanto a provenienza geografica e a epoca” ‒ se questo piccolo, straordinario capolavoro torna a noi nel 2011 dopo un restyling di pregio, con una nuova, impeccabile traduzione e in una veste grafica completamente rinnovata. La storia è semplice, lui, più vecchio e agiato, ama lei, giovane ed incosciente, che ama un altro che è uno spiantato. Intorno a loro il mondo capovolto della società di maniera, la ricchezza, il fasto, l’indolenza di chi si trastulla in una commedia umana piena di contraddizioni. L’amore tra Lucile e Antoine spezza le catene di una vita fatta per entrambi di troppe finzioni e altrettanti compromessi, scardina le reciproche convinzioni e li conduce sul sentiero travolgente ma pericoloso della passione senza controllo, della gelosia senza governo e della indisciplinata mancanza di un domani. Vivere senza una direzione, “all’impazzata” appunto, come “due cavalli amici” guidati solo dalla forza trainante di un desiderio inestinguibile sembra essere l’unico modo per non adeguarsi alla falsa morale di una “Francia benpensante e lagnosa”. Ma mentre Antoine rimane saldo nel suo sentimento, Lucile combatte con le proprie giovanili mancanze. Per lei, “mezza-donna, mezza-bambina” che in tutta la sua piccola esistenza ha sempre cercato “genitori ovunque, negli amanti, negli amici” senza il minimo progetto, né la minima preoccupazione, le responsabilità, le rinunce, i sacrifici in nome di un futuro prossimo restano fardelli impossibili da sopportare. La leggerezza e l’apparente vacuità nell'affrontare il presente sono i cardini del suo fascino ma finiscono per diventare catene pesantissime nel confronto con giornate tutte uguali e nell’assenza di follie imposta dalla mancanza di denaro. Charles è la sua casa, forse non il suo grande amore, ma la zattera sicura che la riporta in rada. È ciò che la fa essere, che le dà un senso, un posto, una ragione e un riconoscimento. In fondo, in tutte le epoche i meccanismi delle storie d’amore sono quasi sempre gli stessi, trovare le giuste parole per descriverli, la profondità e l’acutezza per penetrarli senza farli sembrare banali o scontati déjà-vu è un’arte sopraffina che appartiene solo ai grandi scrittori, nella misura in cui si fanno acuti osservatori di ciò che li circonda. Françoise Sagan scrive meravigliosamente e ci regala lo spaccato di un’epoca che sembra lontanissima ma che è solo a un passo da noi. Lucile è il ritratto indimenticabile di “una creatura in marcia”, avida di vivere, sorretta da una perenne allegria e egoista come solo i giovani sanno essere. Quanti di noi hanno attraversato le rapide di un amore incosciente, quanti si sono lasciati travolgere senza il bisogno di trovargli forzatamente un senso? E quanti, risvegliati da quel sogno, si sono alla fine rassegnati ad “accontentarsi” in un compromesso obbligato e dimentico delle ragioni del cuore? Forse molti, più o meno tutti, perché “dopotutto tra un uomo e una donna, per quanto liberi siano, ci sono cose che non si possono fare se non al prezzo di una ferita inguaribile”. Chi è grande lo sa, chi è maturo conosce la stanchezza che si prova alla fine della corsa, l’inganno di essersi creduti immuni alle regole del mondo. Eppure quel senso di vertigine, quella “trepidanza” affannata e senza scopo restano il rimpianto più grande, l’eco lontana di una jeunesse dorée in cui tutto, anche solo per un attimo, è stato possibile.
 

 

 
 
 
 

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