All’inizio del settimo giorno

All’inizio del settimo giorno
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Venerdì sera, ore 19.34. Thomas riattacca il telefono e si sente crollare dentro. In cucina è tutto pronto per la cena del loro decimo anniversario, avrebbero brindato e messo a letto i bambini e poi fatto l’amore, chissà. Oppure sarebbero sprofondati nel sonno, esausti, anche se non si vedono dal lunedì, lui a Parigi e lei a Le Havre, va avanti così da mesi. Invece Camille ha avvisato che rientrerà solo l’indomani, capita di frequente ormai. Si sono conosciuti all’università, due menti brillanti di Ingegneria Informatica, lui era un timido e impacciato campagnolo cresciuto in una malga sui Pirenei, lei una bella e disinvolta ragazza di città, si sono innamorati e tutto è stato perfetto, per molto tempo. Sabato, 4 del mattino. Una seconda telefonata, Thomas risponde con la voce impastata di sonno e risentimento, si sente impotente a gestire questo matrimonio così sfilacciato, lui che vorrebbe un terzo figlio e lei che nemmeno abita più con i primi due, anche se lo hanno deciso insieme, per dare un’opportunità alla carriera di entrambi. All’altro capo del filo però non c’è Camille, ma la Gendarmerie di un paesino del nord in cui lei non avrebbe dovuto essere, e l’incidente è avvenuto su una strada su cui lei non avrebbe dovuto guidare, non a quell’ora di notte, non a quella velocità insensata...

C’è una parola che appare di frequente, fin dalla prima pagina: minerale. Un aggettivo che si insinua nei contesti più inattesi, sembra messo a sproposito, un vezzo, eppure no. Minerale è la roccia della montagna nell’episodio che dà il titolo al libro, ma anche un paesaggio grezzo, arido, che non risparmia. Un paesaggio fisico, ma anche interiore. Il romanzo comincia incarnando una delle nostre più grandi paure: che il telefono squilli in un momento in cui stiamo pensando ad altro, e che quella suoneria amica, la stessa melodia che accompagna chiamate gioiose, risate, baci schioccati di nostalgia, porti con sé l’annuncio che è successa una cosa, una cosa brutta. Una paura a cui segue una presa di coscienza ingiusta, che il mondo e le vite degli altri vanno avanti, scorrono identiche, il sole sorge e tramonta agli stessi orari e nell’azienda in cui Thomas sta facendo carriera si pretende da lui lo stesso rigore, produttività ed efficienza di prima, quello che è accaduto è terribile ma i problemi personali si lasciano fuori dalla porta, perché l’azienda è a un punto di svolta troppo importante, troppo, e restare indietro nel mercato sarebbe la fine. Cosa significa "importante", cosa lo è veramente? ci chiede questo libro. Luc Lang ha una scrittura millimetrica, cesellata, che sa dilatare il tempo interiore delle emozioni. Leggerlo è stupirsi di fronte a una tale padronanza delle parole, leggerlo è ammirazione, rispetto e - perché no? - anche un pizzico d’invidia.



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