All’inizio era la favola

All’inizio era la favola

Il mito non è un laico assioma dogmatico né una statuaria montagna che ci osserva dal suo alto scrigno sacrale. Per Paul Valéry il mito è piuttosto un gorgo sorgivo che alimenta di mille rivoli fiabeschi le rigogliose e ampie distese della letteratura, nonché i flussi tortuosi del pensiero umano. In ogni civiltà l’aurora delle cose ha una “sostanza favolistica” mentre gli sforzi interpretativi della natura passano inevitabilmente attraverso le forme più diverse di espressione artistica. Il mito è, dunque, creazione artistica che non si esaurisce nel compimento dell’opera; ma induce l’autore, dinanzi all’immenso disordine del reale e alle sue infinite connessioni, a porlo in un ordine originario. In un ordine mitico capace di racchiudere le contraddizioni nella soddisfazione che rinnova il bisogno, nella risposta che rigenera la domanda. Tensione e passione sono le forze che spingono la falsità del fantastico a rinnovare l’immaginazione del racconto mitico, perché, come ben scrive nella “Piccola lettera sui miti” a una sconosciuta signora, “che cosa saremmo senza il soccorso di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e le nostre menti, senza occupazione, non popolassero di esseri e di immagini senza oggetto le nostre profondità e le nostre tenebre naturali”...

Magistralmente prefato da un lungo ed esauriente saggio introduttivo di Elio Franzini, All’inizio era la favola è un libro che raccoglie cinque brevi scritti composti da Paul Valéry tra il 1929 e il 1946. Li accomunano l’intento del curatore di dare conto, sia pure in piccola parte, di una vicenda letteraria che in ogni sua forma espressiva è stata costantemente influenzata dalle potenzialità creative del mito. Non appena terminata la lettura dei testi occorre far decantare le innumerevoli suggestioni che affollano la nostra mente e compiere un passo indietro. Un passo lieve e felpato, elegante e curioso come quelli mossi dal grande poeta e scrittore francese nato a Sète il 30 ottobre 1871 e deceduto a Parigi il 20 luglio del 1945, che qui leggiamo indietreggiare alla riscoperta di un archetipo tanto fantasioso quanto ricco di figure evocative. Ecco la chiave di lettura più utile per addentrarsi tra le pagine: rinunciare a snidare la verità. Ma piuttosto esplorare, comprendere, rispettare, imparare, attraverso l’ingegno stilistico del linguaggio che Valéry ha scelto per raccontarcelo, ciò che il mito è stato e continua ad essere per noi: un’inesauribile vena creativa e una ricchissima fonte di approvvigionamento educativo. Proprio come una favola.



 

 

 

 
 
 
 

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