Alla conquista del Brasile

Alla conquista del Brasile

Nel 1892 il conte Ferruccio Macola, padovano con trascorsi giornalistici per testate genovesi, esce battuto dalla competizione elettorale. Marginalizzato nell’impegno parlamentare, nonché insoddisfatto del tenore del giornalismo nazionale, decide dio affrontare un problema sociale che lo stuzzica da un po’ di tempo: il flusso migratorio italiano verso il Brasile. A suscitargli questo interesse è il fatto che per gli italiani dell’epoca il Brasile appare come il terreno fertile per assorbire davvero molta della creatività italiana. Così, determinato nel suo intento, medita sulla forma da conferire al suo lavoro letterario, optando esplicitamente per una formula che eviti sia la freddezza della relazione ufficiale che le sovrabbondanze romanzesche al pari di Giulio Verne. Del suo progetto informa anche alcuni suoi amici e colleghi deputati, raccogliendone non solo approvazione ma anche scoprendo di aver anticipato le intenzioni del collega Badaloni di Badia Polesine. Preso posto quindi sul Washington nel marzo 1893, il conte Macola si trova nel mezzo di un carico di cafoni del Mezzogiorno…

Trascritto parzialmente da un esemplare d’epoca del volume L’Europa alla conquista dell’America Latina del 1893 e firmato dall’ex parlamentare Ferruccio Macola, questo ficcante resoconto sul fenomeno migratorio italiano verso il Brasile sorprende per una miriade di motivi che vanno dall’acutezza dell’analisi del fenomeno, scandagliato nelle sua dimensione economico-finanziaria, ad una sensibilità ante litteram di quella che oggi si definisce “geopolitica”, fino al gusto per il dettaglio folclorico non accessorio ma funzionale ad un chiarimento dei rapporti sociali all’interno del tessuto umano sudamericano. Ma soprattutto, a distanza di più di un secolo, è un documento eccezionale per comprendere quanto possa giovare al politico di turno, più o meno in vista, l’otium imposto dagli eventi sfavorevoli, che diventa occasione per gettare uno sguardo su realtà sconosciute o deliberatamente ignorate, prestando così un autentico servizio culturale alla comunità. Un modo, in ultima analisi, per il politico di professione di riscattarsi e che trova ad esempio nel Totò Cuffaro scrittore e dimentico dei fasti del potere cripto-mafioso un emulo politicamente tuttavia meno onorevole del buon conte Macola.



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