Alla deriva

Alla deriva
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Parigi, fine '800. Jean Folantin è un grigio impiegato ministeriale di mezza età. Rimasto orfano di padre da bambino, è stato cresciuto dalla madre nella miseria più assoluta. La donna, con sacrifici inauditi, gli ha permesso di studiare e vincere il concorso al Ministero e poco dopo – rasserenata - si è ammalata per gli stenti ed è morta. Folantin è rimasto solo nella sua casa triste e cadente, a coltivare una rancorosa misantropia. Ma curiosamente non sono la mancanza di una compagna, l'astinenza sessuale che piano piano si è mutata in impotenza, la noia, la modestia del suo stile di vita, la sporcizia della sua dimora, le sue condizioni di salute precarie che nessun intruglio farmaceutico sembra riuscire ad alleviare, il pessimo carattere del suo diretto superiore in ufficio, lo stipendio troppo basso, l'apatia che prova per qualsiasi forma di divertimento e per la lettura, il disagio che sente per il prossimo a ferirlo più profondamente. No, la cosa che più lo angustia è la ricerca costante – e costantemente frustrata - di un posto dove poter consumare in pace la cena. Folantin vaga per tutto il quartiere e anche oltre, di bettola in osteria, di locanda in vineria, di mensa in ristorante senza posa, senza riuscire mai a trovare un compromesso soddisfacente tra qualità del cibo e prezzi, tra pulizia a clientela abituale, tra cortesia del personale e varietà del menu. Finché un giorno l'apertura proprio sotto casa sua di una pasticceria che promette la consegna di pasti a domicilio accende in lui la speranza di un cambiamento nella sua esistenza tanto grama e acida...
Un corpo e un'anima vanno alla deriva, e nessuno li salva lanciando una cima, a malapena qualcuno li degna di uno sguardo annoiato. Un rompiballe appiccicoso come un creditore, una prostituta avida dal muso di scimmia. Si muore soli, si marcisce soli, si decade soli. Sullo sfondo, una Parigi nebbiosa e umida, polverosa di cantieri di nuove strade e palazzoni, ebbra del gas dei fanali che sembrano ammiccare malevoli. E' il sapore di questo breve romanzo – poco conosciuto ma formidabile - di Joris-Karl Huysmans, maestro del Decadentismo a partire da A ritroso, il romanzo successivo a questo, che ne anticipa la svolta. Un sapore che il curatore Marco Dotti, nella dotta (ops!) postfazione arricchisce con un parallelismo tra autore e protagonista, una riflessione sul corpo e la carnalità e l'attribuzione - forse un po' troppo ardita ma fascinosa - del ruolo di eversore a Folantin, che come una sorta di obiettore rifiuta i ritmi e i modelli della soietà del suo tempo, se ne chiama fuori, e quindi li sabota, li mina da dentro.

 

 

 

 
 
 
 
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