Alle fanciulle e alle figlie del popolo

Alle fanciulle e alle figlie del popolo

Anna Maria Mazzoni parla sia alle fanciulle che studiano sia alle “figlie del popolo”, insomma a tutte quelle donne che da giovani, curiose del mondo e della vita, si rivolgono con speranza al futuro, e che magari immaginano di conquistare il mondo mano nella mano con il loro amore. Eppure, poco alla volta, una ragazza può accorgersi che lo studio fatto non è apprezzato neanche dai propri genitori, che agli insegnamenti ricevuti non corrispondono le inclinazioni della società. Una ragazza potrebbe trovarsi dinanzi a impedimenti economici o legali nel proseguire gli studi oppure, più semplicemente, potrebbe trovarsi a spaccarsi la schiena delle risaie per due soldi, ad accorgersi che gli uomini sono portatori di ingiustizia. Il proprio lavoro viene pagato meno di quello di un uomo, i figli vengono portati via dalle guerre, il matrimonio è un vincolo autoritario, gli stessi preti sono inclini a vedere in loro ogni causa dei mali terreni… allora, quando si accorgono della continua ingiustizia della loro vita, queste donne alle quali si rivolge la Mazzoni hanno due strade: rientrare tra quello che richiede la società, o educare i propri figli all’eguaglianza e prendere esse stesse le redini della rivoluzione sociale…

Anna Maria Mazzoni nacque da famiglia colta e nobile nel 1837 e, cosa assai rara per l’epoca, ricevette una buona educazione. Fu una convinta mazziniana e si schierò per l’unità di Italia, anche se l’Impero asburgico concedeva alle donne più diritti del nuovo Regno. Scrisse saggi sul lavoro femminile, tradusse La servitù delle donne di Milton, insegnò Filosofia, collaborò a «La donna», uno dei primi giornali per i diritti delle donne, si batte per il diritto di voto, contro la prostituzione legalizzata: fu, insomma, una vera intellettuale e una femminista, quando essere femminista significava sradicare dogmi sociali e vivere una vita di lotta e discriminazione. Alle fanciulle e alle figlie del popolo è un piccolo pamphlet che a noi può apparire superato, e a tratti (grazie a dio) lo è davvero. Adesso non ci sono più barriere giuridiche per l’istruzione femminile, ma il salario delle donne meriterebbe battaglie vere, e la famiglia non è ancora un luogo di equilibrio dei ruoli, per non parlare della maternità… La stessa parola “femminismo” ora suona come superata, se non sgradevole, di contro-discriminazione nei confronti degli uomini. Essere femministe invece, con buona pace dei benpensanti, ha ancora oggi un valore sociale e intellettuale profondo. E donne di spessore come Anna Maria Mazzoni andrebbero studiate a scuola, per mostrare quanto vicina e profonda è la lotta per una vita semplicemente uguale e dignitosa. Una lettura necessaria, come le altre due uscite della collana “diritti delle donne” della Caravan.



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