Allegri, gioventú

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Nella valle quest’anno il temporale è arrivato con un po’ di ritardo: a metà settembre anzi che per ferragosto, come di consuetudine. È un temporale violentissimo che inizia dopo la mezzanotte e sconquassa il riposo di tutti gli abitanti del posto. Alla Magnolia, la signora Inesita viene svegliata di soprassalto: l’acqua si rovescia violentemente sul tetto e si insinua tra le persiane costringendola ad alzarsi, infilarsi le babbucce e ‒ con il vento tra i capelli e le gambe gelate ‒ correre a chiudere le quattro finestre che danno sul giardino. E intanto al rimbombo tremendo dell’ultimo tuono grida “Oscar! Oscar!” cercando invano di chiamare il cugino che vive al piano di sotto. Questo strano e violento temporale sveglia anche il vecchio Gildo; non ha paura di vivere da solo nella sua casa in cima alla valle, con la moglie e le figlie sposate in città, lui sta bene lì in quei luoghi di pace. Nelle belle giornate se ne sta tutto il giorno disteso sull’erba con il cane che gli gironzola intorno. Non ha paura Gildo, ma al pensiero che qualche fulmine possa far cadere il gigantesco traliccio dell’alta tensione “piantato sul fianco della collina”, ecco a quel pensiero si alza grondante dal letto e si nasconde nella grossa cassapanca dove la moglie ha riposto qualche coperta ed il piumone invernale. E Marianna e Firmato? Oh, loro se ne sono andati a letto presto, subito dopo cena. Quando il temporale ‒ che è strano perché invece di scemare acquista sempre più vigore ‒ passa sulle loro teste a Firmato pare di essere nuovamente in Russia con il suo reggimento di alpini mentre Marianna non fa altro che ripetere una preghiera dietro l’altra “annaspando con una mano fuori dalle coperte” cercando di farsi il segno della croce. Giù alle Mimose l’americana Peggy, tra i fulmini e lo scroscio della pioggia, urla disperata mentre “il bel Nicola” sorride agitando una bottiglia: “si beve?!”...

Pubblicato nel 1973, Allegri, gioventù è valso a Manlio Cancogni il Premio Strega nello stesso anno. Un lungo racconto che si apre con un tremendo temporale che si abbatte su una valle di cui non conosciamo il nome e nella quale abitano curiosi personaggi. C’è Oscar, reduce di guerra; Gildo, rude proprio come l’angolo aspro in cui vive in completo isolamento assieme al cane Tom; l’americana Peggy, donna sola e indifesa; Marianna, che divide la casa con il cugino Firmato così come Inesita e Oscar. Sono tutti anziani, o ex-giovanotti come scriverebbe Cancogni, che conducono una vita modesta e anonima trascorrendo giornate per lo più noiose. La routine improvvisamente viene interrotta quando, il giorno dopo il grande temporale, fa il suo ingresso in scena Carlo di ritorno dall’America dopo ben quarant’anni e che con il suo intercalare “allegri, gioventù” scombussola l’esistenza calma e piatta dei valligiani. Una nuova scintilla di vita si accende nei protagonisti che, apparentemente ringiovaniti, vengono travolti da un turbinio di passioni, gelosie, brame e rivalse, in un crescendo che più di una volta strappa il sorriso al lettore. E ce li immaginiamo improvvisamente ringalluzziti, proprio come appaiono nella coloratissima copertina dell’edizione Rizzoli disegnata da John Alcorn (lo stesso che ha ideato i titoli di apertura di Amarcord di Fellini), correre felici nei boschi animati da una inaspettata vitalità; ignari di quanto l’imprevisto sia nascosto dietro l’angolo, perché il cambiamento porta talvolta ad effetti impensati, perché nulla potrà mai esimerci dalla resa dei conti finale. E questo Carlo lo ha già imparato: “Piano piano scese le scale, aprì la porta, richiuse. Fuori non c’è nessuno. La neve sulla strada e sui campi è intatta. Gli altri dormivano ancora, nei loro caldi e ampi letti, coi sogni inafferrabili dell’amore soddisfatto così simile alla morte. Forse che dovrebbe invidiarli? Sentire rimpianto quando hai davanti un’estensione così vasta e così bianca, sulla quale stampare i primi passi? Alé Carlo, che il mondo è grande e la strada è lunga. Allegri gioventù! Andiamo in altri paesi e in altre valli a portare ad altri disperati la buona novella”.



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