Alta fedeltà

Alta fedeltà
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Rob Fleming è un circatrentacinquenne londinese come ce ne sono tanti, uno di quelli che ha piantato l'università, non ha fatto carriera nonostante gli anni '80 e ha trasformato un lavoretto saltuario in un negozio di dischi nella sua vita, facendo disperare i suoi genitori. Ora si è messo in proprio, gestisce il Championship Vinyl, un bugigattolo in una strada secondaria di periferia, e ha due commessi uno più nerd dell'altro: l'introverso Dick, con i suoi capelli unti, e il fanfarone Barry, che snocciola top 5 su qualsiasi argomento, dai film alle donne ai dischi incisi da musicisti ciechi . Da Championship Vinyl si vende punk, blues, soul, R&B, un po' di ska, qualcosina delle Antille, un po' di pop anni '60: tutto per il collezionista, come recita una scritta sulla vetrina. Traduzione: passano giornate intere senza che in negozio entri nessuno, ma la bottega tira avanti grazie a maniaci, spendaccioni, gente che si riempie la casa di dischi che compra magari solo perché la copertina li incuriosisce o perché "sai, ci suona il fratello del bassista di quel gruppo che somiglia a quell'altro che una volta ho sentito perché facevano da spalla ai Clash, quindi non potevo non averlo". Ma non è il lavoro il cruccio più grande di Rob. E' l'amore. Ha una lunga storia di delusioni sentimentali alle spalle, a partire dalle scuole medie, e ora è stato appena mollato dalla compagna Laura, un avvocato che a quanto pare è andata a vivere dal loro ex vicino di casa, un coatto che i due prendevano in giro per i rumori che emetteva durante le sue estenuanti performance sessuali notturne. Il fatto che quelle performance a) evidentemente a Laura non parevano tanto ridicole b) probabilmente ora la vedono coprotagonista fa impazzire Rob, che però incontra casualmente Marie LaSalle, una cantante country che sembra essere attratta da lui. Una serata al pub finisce a letto: è l'inizio di un amore finalmente tra simili o per il musicofilo Rob siamo alle solite, con l'ennesima delusione in arrivo?
Benvenuti in un mondo in cui i cd sono ancora pochissimi, venduti a peso d'oro ed esposti in teche di vetro in zone poco accessibili dei negozi, che invece vendono esclusivamente 33 e 45 giri (vinile, ragazzi, neri dischi di vinile!) in grossi e scomodi espositori. Un tempo in cui peer-to-peer è un'espressione senza senso, non ci sono né internet né mp3, né tanto meno iPod e playlist, ma la gente passa ore e ore (se non giorni, me lo ricordo ancora) a fare compilation su cassetta dei dischi che ha per amici, ragazze, viaggi in macchina. Su questo sfondo Nick Hornby racconta un'intera generazione - quella di chi aveva diciott'anni alla fine dei '70 - la prima forse (ma non certo l'ultima, da allora il bamboccionismo si è diffuso come un'epidemia) che ha assaggiato il dolce veleno del restare teenager per sempre. Come affronta l'amore, la convivenza, il confronto anche duro e impietoso con una persona che non ha gli stessi gusti e lo stesso approccio alla vita un quasi quarantenne che dà più importanza all'ordine di archiviazione della sua sterminata collezione di dischi che non al bilancio familiare? Una domanda che spesso molti di noi sono stati costretti a porsi con esiti più o meno insidiosi, e che Hornby risolve con humour e leggerezza, strappando sorrisi più che immalinconendo. Alta fedeltà ci pare quindi più un romanzo di (mancata) formazione che non 'un romanzo sul rock' come ha sentenziato certa critica, anche perché di rock nei gusti del protagonista non ce n'è ombra, e un buon 80% dei gruppi che nomina sono pressoché sconosciuti anche a un musicomane. Il valore aggiunto? Un po' di sano punto di vista maschile sull'amore e sul sesso che può rivelarsi utile - e chissà, forse anche sorprendente - per le lettrici.

 

 

 
 
 
 
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