Altezza Reale

Altezza Reale
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XIX secolo, Germania. Vi è una lieta notizia da festeggiare, i settantadue colpi di cannone non lasciano adito a dubbi: la splendida quanto gelida Dorothea ha dato alla luce il secondo figlio, di nuovo un maschietto. Un altro principe, quindi, nasce alla Grimmburg dopo Albrecht. Tutti si sono radunati per l’evento: il primo ministro Knobelsdorff, il gran maresciallo di corte von Bühl zu Bühl, i vari ministri ed il giovane medico del luogo che il regnante Johann Albrecht ha richiesto personalmente, il dottor Sammet, ebreo. Esplicate le formalità - la verifica e la registrazione del sesso del nascituro -, il padre si reca subito a vedere con i propri occhi il piccolo e con grande disappunto nota, come in precedenza hanno fatto il medico, le infermiere e la sua corte, che qualcosa non va: il braccio del bimbo non è, infatti, perfettamente sviluppato. Dopo alcune parole confuse del medico generale, il dottor Sammet sentenzia che si tratta di un caso non frequente ma comunque conosciuto di atrofia della mano sinistra. Johann Albrecht, una volta appurato che non vi saranno ulteriori complicazioni, che la mano non dovrà essere amputata e che la vita del nuovo arrivato non è in pericolo, si rassegna a quell’evento, che va ad aggiungersi alla sfortunate condizioni di salute di cui gode il primogenito. Tuttavia, ben presto le dovute precauzioni sono prese: il ragazzo dovrà tenere quanto più possibile nascosto il suo difetto, ed eccolo dunque presentato ben coperto in occasione del suo battesimo e della presentazione al pubblico, dove viene nominato ufficialmente Klaus Heinrich...


Uscito per la prima volta nel 1909, Altezza Reale è il secondo romanzo di Thomas Mann, dopo I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia, che aveva pubblicato otto anni prima e già allora, seppur solamente alla seconda edizione, aveva riscosso quel grandissimo e meritato successo che ancora oggi lo contraddistingue. Anche questo testo dimostra nuovamente il talento dello scrittore tedesco (che ricevette il Premio Nobel nel 1929), pur non raggiungendo, a mio parere, quella perfetta alchimia di elementi fra narrazione, personaggi e scrittura ottenuta con la precedente opera. La bellissima introduzione di Italo Alighiero Chiusano, scrittore e critico, dovrebbe essere letta prima e dopo aver assaporato le vicende della strampalata e poco principesca famiglia regnante al centro di questo romanzo (o, meglio, "fiaba", come ci viene più volte richiesto di classificarla): solo così possiamo apprezzare pienamente il valore di un’opera leggermente sottovalutata, ma che merita invece di essere quantomeno conosciuta. Non solo: verificare le corrispondenze fra gli strani personaggi (molto moderni nelle loro idiosincrasie e tristezze) e la vera famiglia di Mann, che il saggista ci riporta accuratamente, è davvero curioso quanto interessante. Anche se il finale ci lascia un po' perplessi, leggere di una dama di compagnia dall’oscuro e bizzarro passato, di un cane pazzo e di rose che emanano odore di muffa ci farà sorridere più di una volta.





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