In altre parole

In altre parole

È stato l’innamoramento irresistibile per l’italiano a indurla a lasciare il suo Paese e a trasferirsi a Roma con il marito e i figli. Eppure in America ha ottenuto con le sue opere importanti riconoscimenti, fra cui il Premio Pulitzer, e oltre all’inglese conosce anche il bengalese, trasmessole dalla sua famiglia emigrata dall’India negli Stati Uniti. Allora perché questa folgorazione per un lessico che le è inessenziale, è poco diffuso e le richiede tanto sforzo e tanto impegno? Era il 1994 e lei era una studentessa che si preparava a partire per Firenze. Nella libreria Rizzoli di Boston aveva comprato non una guida turistica ma un piccolo dizionario tascabile. Con quel volumetto non più grosso di una saponetta era cominciato un grande amore...

Nel suo primo libro concepito direttamente in italiano Jhumpa Lahiri racconta la passione per la nostra lingua, legata sia alle sue esigenze artistiche che alle sue origini. Come autrice, a un certo punto ha percepito l’impulso di cimentarsi con un cambiamento radicale per intraprendere un nuovo inizio. Come americana figlia di genitori stranieri si è sempre sentita estranea a entrambi gli idiomi che parla: uno, appreso da bambina e usato per compiacenza filiale solo fra le mura domestiche, e l’altro, imparato a scuola e che padroneggia perfettamente ma che non avverte come realmente parte di sé. Ha scelto così una terza lingua, che con le altre due va a comporre una sorta di triangolo e lo completa idealmente, perché l’ingresso nella sua vita non è dovuto né alla sua nascita né a circostanze necessitanti, ma solo al suo desiderio e alla sua fatica. Jhumpa Lahiri trasforma le riflessioni sul suo percorso linguistico in meditazioni sulla condizione interiore di esiliata che scrive per indagare il mistero dell’esistenza. Ed è un piacere che abbia voluto farlo ricorrendo all’italiano e rendendogli omaggio con uno stile ricercato, ricco di metafore e sfaccettature. Una prosa imbevuta in ogni parola di dedizione per quel linguaggio che coltiva e fa crescere piano piano, come un figlio un po’ gracile e proprio per questo prediletto di cui si prende cura con costante e infinita tenerezza.



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