Altri canti di Marte

Altri canti di Marte

C’è stato un tempo in cui era illuminante, oltre che amabile, subire la fascinazione delle composizioni di musica classica, conoscere la vicenda umana dei musicisti e la loro vocazione, quale era il compito assegnato di volta in volta alle loro composizioni, ai personaggi delle opere liriche. Per tutto quel periodo, infatti, le rappresentazioni dei melodrammi e delle opere buffe, le esecuzioni dei concerti da camera e dei poemi sinfonici, hanno assunto un ruolo formativo di assoluto rilievo culturale, non inferiore al compito svolto da teatro e letteratura, poesia e pittura. Erano netti i contorni che ne definivano il ruolo, i passaggi che ne scandivano l’azione, lo spessore che rinviava a un’interiorità di senso e apriva al pubblico un vasto spazio di profonda suggestione. Le prime pagine si aprono, ad esempio, su un’originale ricostruzione del Fidelio di Beethoven, “l’Opera più celestiale mai scritta” e subito si manifesta l’arguzia e la sensibilità dello spirito introspettivo del critico, capace di cogliere nell’anelito libertario e spirituale l’essenza più autentica della composizione. Le analisi si susseguono saltando nel tempo in una dotta e maestosa contaminazione di generi e rimandi culturali, che è anche la ricostruzione di un itinerario di quelle intime e culturali assonanze che hanno fiorito rigogliosamente nella mente dell’autore…

Con una vena di rimpianto nostalgico, Paolo Isotta, critico musicale del “Corriere della Sera” e autore di saggi musicologici, nel suo ultimo corposo libro attraversa un ampio arco temporale e tematico per sottrarre il ricco bagaglio di questa tradizione dall’effetto usurante di un’attualità che ne ha scarificato gli elementi più intimi e significativi. La bellezza che il tempo sfibra e consuma viene qui esaustivamente ricostruita e rafforzata in un lungo tratto seduttivo. Cultore insuperabile e testimone di una fede incrollabile nell’arte virtuosa della musica, Isotta ha scritto un testo fondamentale senza battere i percorsi irti e tortuosi che la saggistica spesso impone, ma abbandonandosi con naturalezza critica al fascino delle suggestioni culturali, rendendo la lettura del volume un’esperienza avvincente, sia per l’interesse del tema affrontato, sia per un modo di argomentare che cattura i lettori e li trascina con sé, con implacabile ma sommessa eleganza. Ognuno di essi potrà rinvenire, nelle anse di questo fluviale percorso che abbraccia innumerevoli artisti e temi, rari tesori nascosti e nel suo articolato flusso l’ammaliante suggestione di una prosa d’arte lussureggiante e altamente evocativa. Perché in ogni più piccolo frammento di questa preziosa raccolta di recensioni e spunti critici si nasconde un umanista erudito e curioso. Un’ulteriore ragione per farne la conoscenza e un valido motivo per irrobustire le ali e spiccare il volo dai rami di quell’albero che ci offre il consueto cibo e riparo.



 

 

 

 
 
 
 

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