Altri colori

Altri colori

Per essere felice, è necessario occuparsi ogni giorno di letteratura: leggere o scrivere. Una sorta di dipendenza. Come un malato, lo scrittore deve assumere una dose di medicina. E per fare effetto, la medicina deve essere di qualità. Brani intensi, preferibilmente di scrittori non viventi. O scrivere, ogni giorno, mezza pagina. Far vivere mondi altri, storie parallele. La noia della quotidianità come stimolo all’immaginazione. Scrivere come consolazione. Un padre ingombrante in vita, e molto di più nei ricordi dopo la morte, perché troppo affascinate, troppo intelligente, troppo ottimista, troppo spensierato. Troppo da imitare. Troppo da ereditare. E un po’ dell’uomo muore con la perdita del padre. Si susseguono riflessioni sul telefono, sulle lettere, sull’influenza dei grandi marchi sui nostri piccoli acquisti. Stralci di Istanbul. E poi le paure. E l’angoscia dei pomeriggi di primavera o il silenzio della notte che trasforma un posacenere e un triciclo in esseri quasi animati. Nella notte gli oggetti parlano e il mondo inanimato è in continuo fermento. Peccato che non tutti si accorgano delle migliaia di piccole storie nascoste tra le mura di casa. Smettere di fumare si può. Abituarsi all’idea di non fare mai più un tiro alla sigaretta si può. Salvo sognare di assaporare ancora il piacere del fumo. Desiderando l’identità che è rimasta intrappolata nel passato, insieme alle sigarette e alla nostalgia…

Dettagli di vita quotidiana (le strade, la televisione, un gabbiano, un orologio) che diventano oggetto di riflessione profonda, come i grandi eventi che coinvolgono (e sconvolgono) intere nazioni o i grandi temi dell’esistenza contemporanea: il terremoto, l’attaccamento alla propria terra, i rapporti tra Oriente e Occidente. Anche i grandi eventi vengono letti alla luce della sensibilità individuale, con uno stile fluido e appassionato: Orhan Pamuk, l’autore turco più letto nel mondo e premio Nobel per la letteratura nel 2006, parla direttamente al lettore e con grande generosità si racconta. Nel raccontarsi, affronta temi apparentemente lontani tra loro, come indicato dal sottotitolo: Vita, arte, libri e città. Le pagine più coinvolgenti sono certamente quelle che raccolgono riflessioni sul piacere della lettura e sul mestiere di scrivere: la lettura è un modo per essere felici, per vivere altri mondi e altre storie. È consolazione. È una forma di espressione ma soprattutto una necessità. Nella forma di appunti, riflessioni, ricordi, frammenti di vita, saggi brevi di critica letteraria, il flusso di pensieri che ne deriva trasforma il personale in universale, ritrovando nell’individuo aspirazioni e sentimenti universali. L’apparente caos (settantatre capitoli per altrettanti “colori” e sfumature della vita) si compone nella cornice che ne raccoglie il senso: “la letteratura è il tesoro più prezioso accumulato dall’uomo nella ricerca di se stesso”.



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