Altri libertini

Altri libertini
Giusy ha bisogno di roba. Anche l'ultima fregatura che ha fruttato qualche migliaio di lire, è già evaporata. Ma tanto in questo punto ristoro, in questa anticamera verso il niente, un confine non solo geografico, la roba si trova. Magari anche prostituendosi con i terroni, esiliati di mafia posti come al confino. magari proverà a vedere Bibo, si faranno una canna assieme. A Bologna invece c'è casino. L'università ribolle di fermenti libertini e libertari. la compagnia dell'Annacarla  si prepara alle vacanze di Natale. E intanto si continuano a  passare le serate al bar Sporting, innaffiando ore sprecate con belle bevute. Sempre in Emilia intanto furoreggiano le cosidette “Splash”,  amiche per la pelle. Benni, la Sylvia, la Pia si divertono un mondo a far ingolosire i maschi per poi non concludere, a provocare incidenti nel cinema in di Reggio Emilia, fare le ragazze fuori anche vivono in provincia…
Eccole tre trame di questa raccolta di sei racconti che a suo tempo fece epoca. Sex drug and rock 'n roll. Da giovani viene bene, senza stonature, questa musica struggente, forte, a volte picchiata con rabbia e disordine, ma mai malinconica. Fra la via Emilia ed il West c'è un cuore che batte, un'anima che pulsa, un anelito a vivere. In quel quadrante geografico di mezza Italia fervono bollori di bollenti spiriti. L'America sembra sempre ad un passo, ma a volte il passo è più lungo della gamba…allora ci si accontenta di mettersi a contare i bar che si trovano sulla statale percorrendola da Parma a Reggio Emilia, sognando comunque Amsterdam come ultimo approdo. Pur sempre meglio di tornare a casa, sempre che si abbia una casa in cui tornare. È il 1980, quando esce questa raccolta di racconti. Il punk sta per anestetizzarsi su soporiferi epigoni, il rock da tempo non si sente bene. Ormai va morendo il vento libertario e libertino dei movimentati anni settanta. Pier Vittorio si innesta nel movimento più urlato che scritto, ed ormai in dissolvenza, dei franchi narratori, ma lui è ormai già futuro, proiettato anima e corpo verso il successivo decennio. Certo è figlio di tante cose, ma diventerà padre di molte altre. Il testo, anzi i testi, sono una sorta di memoria collettiva, un io narrante che parlando a nome di "noi" sforna sei racconti, di cui cinque quasi diversi punti di vista su un unico microcosmo, quasi schegge - peraltro impazzite - di uno specchio della realtà centro italica, una sorta di vangelo secondo Pier Vittorio Tondelli, vangelo forse blasfemo ma ricco di pagine di vita vissuta, una testimonianza letteraria anche con spunti di notevole fattura di quel lembo rigoglioso e rigogliante che ci ha regalato negli anni altre voci, tutte contraddistinte da vitalismo ed originalità, in una ricerca letteraria costruita sul coraggio della ricerca e della esasperazione e esplorazione  in profondità della possibilità polimorfiche e polisemiche della parola scritta, insomma una pianura poco piatta e piena di saliscendi, una folla di sussurri e grida che annusa profumi e spande nell'aria odori perché vuole vivere, vuole raccontare al mondo come vivere senza vergognarsi, senza peli sulla lingua, senza cercare per forza il già detto o solleticare e dare piacere al già ascoltato. Sei racconti che fanno male, fanno emozionare, fanno delirio e vergogna, fanno estasi e tormento. Fanno, senza ombra di dubbio e remissione. Qualcosa.

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