Alza la posta!

Alza la posta!

Poniamo un cittadino medio in una qualunque città o metropoli in una situazione quotidiana, per esempio davanti al rubinetto in cucina. L’acqua scende. Da dove? Dirà, dal rubinetto. La spazzatura? Va in un vago “fuori”. Il cibo nel frigorifero, da dove viene? Dal supermercato. E dove si trova, questo cittadino, dove è ubicato? Un preciso indirizzo civico nella suddetta città, la risposta. Proviamo ora ad osservarlo mentre opera in lui un primo scarto minimo, eppure stupefacente. Egli pensa che l’acqua, prima di scendere dal rubinetto, compie un proprio percorso, s’allunga e si dirama così la traiettoria – e s’allunga e si dirama il pensiero del cittadino – e non scompare nello scarico, non s’interrompe, ma prosegue; i rifiuti non scompaiono nei cassonetti, ma anch’essi sono presi in un percorso preciso; il cibo significa qualcos’altro, adesso. Ora, s’arresta il cittadino, come fare per dare respiro a questo pensiero sulle cose che lo circondano? Cosa poter fare, in prima persona, per rendere tutti questi passaggi più sostenibili? Perché improvvisamente quei compartimenti stagni dello stato quotidiano comatoso in cui si trovava si sono incrinati, e la stagnazione ha lasciato il posto a un nuovo – antico – flusso: l’acqua disegna facce lucide e opache di tra le vene di una città che non sorge su “una piattaforma spaziale” a sé stante, ma prende posto in una specifica zona della biosfera. L’insediamento urbano è nel posto di una precisa bioregione, dai confini pur non netti come quelli di una comune cartina geografica: bioregione, nome che lega vita e regione, regione governata dalla vita. “Veniamo da ovunque e viviamo tutti da qualche parte. Il pianeta è vivo e i luoghi sono vivi”…

A chi gli chiedeva da dove veniva, Peter Berg rispondeva: “dalla confluenza del fiume Sacramento e del San Joaquin e la baia di San Francisco, nella bioregione Shasta, lungo l’orlo del nord Pacifico, nel bacino del Pacifico del pianeta Terra”. In questa lucida affermazione sale la feconda spinta culturale del bioregionalismo: bioregione come area geografica con caratteristiche naturali, in primis i bacini idrografici, la morfologia del terreno, il suolo, le qualità geologiche, le piante e gli animali nativi, il clima e il tempo meteorologico. La rieducazione ecologica s’impone urgente all’uomo per riabitare consapevole il proprio luogo, e così riscoprire la continuità, l’interconnessione tra le caratteristiche appena citate. Se l’approccio ambientalista continuava a mettere l’uomo di fronte o intorno alla natura in pericolo, lo sguardo bioregionale vuole rimettere, allora, l’uomo in legame profondo con la natura, ricercando intimi richiami tra i nativi, o nell’uomo ante-civilità e ante-agricoltura delle pitture rupestri di Lascaux. Peter Berg, scrittore oratore e attivista in movimento pro-attivo – i cui saggi sono qui curati e selezionati dal bioregionalista Giuseppe Moretti, tra i fondatori del Sentiero Bioregionale ‒ ha cercato dagli anni ‘60 tra le macerie della Tarda Industrializzazione di raccogliere in lungo percorso i semi del vivere-nel-posto e del “sentimento planetario”. Con la Fondazione Planet Drum (nata nel 1972) ha diffuso la cultura bioregionale, anche attraverso la rivista “Raise the Stakes” (Alza la posta!, appunto), puntando su “sostenibilità, auto-determinazione delle comunità, autosufficienza regionale”.



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