Ama il nemico tuo

Ama il nemico tuo

Mark ha sei anni e conosce la paura: Alex, suo padre, affermato broker, si lascia andare a periodiche crisi notturne in cui fa a pezzi qualunque cosa trovi nel lussuoso attico londinese con vista sulla City; gli attacchi distruttivi ‒ e le ore seguenti, passate a rimettere ordine ‒ sono il prezzo da pagare per mantenere una maschera di integrità quando sente il mondo crollargli addosso ed è chiamato a gestire, senza farsi domande, flussi di milioni di dollari in operazioni che certi clienti arabi gli chiedono di condurre senza lasciar tracce… Priscilla, affascinante giovane giudice, cinica, spregiudicata, con una carriera in irresistibile ascesa, si concede a Michele, suo amante, dirigente della Polizia, nel suo stesso ufficio presso il Tribunale di Roma; a casa la attendono le due bimbe di quattro anni ed un marito che avverte l'abisso di silenzi e routine in cui sta naufragando il loro matrimonio… Erik fa il chirurgo in un campo di accoglienza in Turchia, al confine con la Siria, ricucendo corpi straziati dall'inferno scatenato dai fanatici del Daesh; conduce un gioco rischioso: usa il suo ruolo per contrabbandare armi in territorio siriano, dove forse saranno gli stessi combattenti dell’esercito del Califfato a farne uso. Ogni viaggio è ben ricompensato, e lui di quei soldi ha un disperato bisogno. Mac ‒ detto il Mohicano per i capelli legati dietro la nuca ‒ è abituato a trattare con criminali di ogni risma droga, denaro, vita e morte, con duro disincanto, senza indulgenze. Alex, Priscilla, Erik, Mac: quattro vite distanti, quattro persone che stanno per scoprire di essere parte di un unico disegno di sangue…

Quattro protagonisti che presto scoprono di essere solo marionette in uno scenario ove altri tirano i fili, e la scia del denaro, macchiata di sangue e polvere bianca, che si snoda attraverso i continenti ed affiora tra lo sfavillio delle luci dei centri del potere di cui è il rivoltante contraltare, sono al centro di una realtà dominata dalla visione nichilista della ferocia dei lupi (che nelle sue diverse declinazioni emerge come unica possibile modalità di farsi strada), dove ogni possibilità di redenzione è destinata ad esser soffocata. Daniele Autieri, scrittore e giornalista ‒ che di squali celati dietro esistenze insospettabili ha pratica, almeno da quando sulle colonne del quotidiano “la Repubblica” ha rivelato lo squallore del giro della prostituzione minorile negli ambienti della Roma “bene” pariolina ‒ disegna un noir che a tratti riporta alla mente certe cupe sfumature di James Ellroy, dei suoi antieroi, della sua umanità dannata. “Se il mondo dei morti fosse l’approdo ultimo degli esseri umani e la violenza un’attitudine naturale fin dai tempi di Caino e Abele? Allora tutto sarebbe rimesso in discussione, anche il senso ultimo dell’eternità. Perché l’uomo muore, ma il male che provoca gli sopravvive”. Il romanzo procede rapido, intenso, fino ai capitoli finali, ove perde slancio, avvitandosi in un gioco di incastri inutilmente forzati ‒ la risoluzione del quadro che riaffiora dal passato ‒ e nell’introduzione di piani temporali sfalsati che sporcano la progressione narrativa, sacrificando la limpida chiarezza e la dominante verosimiglianza del racconto alla ricerca di un colpo di scena finale dal sapore eccessivamente cinematografico.



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