Americana

Americana
Manager di una grande rete televisiva anni sessanta, David Bell è un giovane che considera la propria bellezza e il look un punto di forza per essere sempre considerati ed accettati negli uffici e nei luoghi esclusivi che frequenta. Nemmeno trentenne, Bell vanta una carriera ottima per merito di una serie televisiva di sua creazione, e di un successo che sembra destinato solo all’ascesa. Nonostante la fama intoccabile e un matrimonio vissuto intensamente e conclusosi in modo apparentemente sereno, i pensieri del protagonista tradiscono un’ansia che si concentra su una grande accusa e nausea nei confronti del mondo degli affari e dello show-business. Mondo che Bell conosce bene ma che pare, nonostante sia tutto quello che realmente ha, gli stia stretto. Tutto questo fino a quando, in un momento di calo della popolarità, Bell decide di esplorare l’intero cuore dell’America, filmando tutto per poi avere un documentario reale, su come è davvero il suo Paese. Fare un film che nessuno ha mai pensato, diventa il suo obiettivo principale, al punto di spingersi anche contro al sistema commerciale e rischiare, in prima persona, tutto quello che aveva conquistato…
Fin dal meraviglioso incipit (“E così arrivammo alla fine di un altro insipido e squallido anno”) si avverte un disagio di fondo destinato ad ampliarsi alle vita dei personaggi, fino ad invadere i locali e gli appartamenti di tutta una classe sociale newyorchese: la borghesia e la classe dirigente. Lo stato principale di tutto quello che si respira nei luoghi frequentati dai personaggi a New York pare essere la noia, l’insofferenza, la voglia di trovarsi altrove o essere “qualcun altro”. Il tono con quale si sviluppata la storia è serio, lento, accusatorio, a tratti malinconico quasi a fare intendere che non ci sia più tempo per cambiare le cose. E il mondo rappresentato (e da cui il protagonista decide di fuggire) è quello dell'immagine, dei media, dell'apparenza. Una Grande Mela frivola e mondana, dominata dal vuoto, è quella che viene descritta nei capitoli iniziali. Donne e uomini che parlano senza dire nulla e che non fanno nulla per rompere la finzione dei rapporti. L’esplorazione del protagonista, il suo viaggio, ha così il senso di fotografare il disagio del mondo moderno (in questo caso si parla degli anni Settanta ormai ai nostri occhi datati nonostante siano rappresentativi). Americana è il primo romanzo di Don DeLillo, pubblicato nel 1971. L’autore, nato e cresciuto nel Bronx, allora abitato in gran parte da italoamericani, ha subito le influenze del sistema ed è stato uno dei primi contemporanei a metterle sulla carta con la sua tipica spietatezza. David Bell viene presentato come se fosse diviso in due personaggi differenti: il privilegiato uomo di successo e il regista “d’avanguardia” che prova a realizzare un film autobiografico negli Stati Uniti. Il romanzo, dal monologo interiore della prima parte, evolve in un'inchiesta sul potere del cinema nel rappresentare la realtà spesso alterandola e presentandola in modo capovolto. Nonostante l’autore eviti di approfondire i punti cruciali delle problematiche sociali e politiche dell’epoca e sui fenomeni culturali, Americana resta ancora oggi una lucida e preziosa indagine sul disagio dell’essere umano che è destinato a cambiare, adattandosi ai tempi, ma non a scomparire o a trovare la serenità perfetta.


 

 

 

 
 
 
 
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