Amica della mia giovinezza

Amica della mia giovinezza
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Canada, da qualche parte vicino al lago Huron. Una figlia ha iniziato a sognare spesso sua madre, anche se sono passati molti anni da quando è morta. I particolari variano di volta in volta, ma il senso del sogno è sempre lo stesso: bisogno di perdono. “Mi dispiace non esserti venuta a trovare per tanto tempo”, le dice ogni volta, e la cosa strana è che in risposta riceve semplicità: “Beh, meglio tardi che mai. Ero sicura che ti avrei rivista, un giorno o l’altro”… Ci si può reincontrare anche rivivendo i ricordi che appartengono all’altro? Un pastore ha appena deciso che lascerà l’Ontario per andare alle Hawaii: sposerà una donna che nessuno dei suoi cari ha mai visto. O almeno così sembrava tre settimane prima dell’incidente... Una donna ritrova l’unico libro mai pubblicato da Almeda Roth, Offerte, e osserva l’autrice in una foto: ha “grandi e seri occhi scuri che paiono pronti a rotolarle giù per le guance come due enormi lacrime”. Da viva sul quotidiano locale avevano scritto che era bizzarra e sconveniente; da morta che i suoi versi erano eccellenti e la sua indole nobile. L’avevano pure ribattezzata “la nostra poetessa”: i giornali difficilmente dimenticano di descrivere una morte, o di valutare un’esistenza. Altri sono andati a cercarla in cimitero: la gente è curiosa, o almeno qualcuno lo è “nella speranza di scoprire uno sgocciolio nel tempo, un aggancio, la possibilità di salvare una cosa dalle macerie”...

I protagonisti dei dieci racconti di Amica della mia giovinezza, la settima raccolta di Alice Munro, abitano quasi tutti vicino al lago Huron, in Ontario, e vivono le loro esistenze in disparte, senza far rumore. Ci sono un fattore, un’infermiera, un negoziante, un’insegnante di Biologia, una donna che scrive versi e altri personaggi dei quali probabilmente nessuno se non Alice Munro avrebbe mai avuto molto da dire. Più delle loro vicende, l’autrice racconta movimenti impercettibili delle sopracciglia, oggetti appesi in un angolo delle case, o una certa luce che vela gli occhi quando un pensiero inatteso li attraversa. Sono dettagli che però abbagliano: se si abbassano le palpebre subito dopo averli letti si continua a rivederli a lungo, come in sogno. Uno dei racconti più elaborati è Meneseteung: Munro mette assieme il disordine di una casa, l’incontro con una sorta di doppio e i versi di una donna vissuta a fine Ottocento e il risultato è così preciso che si fa fatica a credere che si tratti di pura invenzione e non di ricostruzione storica. Ed è solo in Amica della mia giovinezza, tra l’altro, che questo racconto si può leggere in versione completa: sebbene prima di finire in volume sia apparso sul “New Yorker” e in un’antologia, è in questa raccolta che la scrittrice ha aggiunto il paragrafo finale nel quale si rivela il senso dell’intera short story – o forse del concetto stesso di letteratura.



 

 

 
 
 
 

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