Amiche per la pelle

Amiche per la pelle
Lule, Marinka, la signora Fong - più nota come “Bocciolo di Rosa” - e Shanti, rispettivamente albanese, bosniaca, cinese e indiana. Quattro donne, quattro storie, quattro famiglie ma un unico condominio quello di via Ungaretti 25 a Trieste: una vera palazzina multietnica dove l’unico triestino doc è il ben poco socievole signor Rosso, scapolone settantenne nostalgico del ventennio, tanto affettuoso e generoso con i gatti quanto insofferente nei confronti di ogni altro individuo, specie se immigrato o meglio “negro”, come identifica con una quanto mai sommaria semplificazione ogni persona extracomunitaria. Origini diverse e un destino comune, quello delle quattro signore: vivere da migranti nel Nord Italia, lottando contro i pregiudizi della gente, una lingua ostica da imparare, un lavoro che è difficile da trovare e un affitto che si fatica a pagare a fine mese. Inevitabile una sorta di alleanza, innanzitutto per destreggiarsi meglio con l’italiano: per questo contattano Laura, un’insegnante in pensione piuttosto agguerrita politicamente, appassionata di battaglie sociali e solita indossare in ogni occasione una lisa felpa di Emergency e un paio di jeans neri, disposta a dar loro lezione tutte insieme. Unite in questa battaglia contro congiuntivi e concordanze, si confrontano e si sentono sempre più solidali, disposte ad aprirsi e a far emergere anche tante debolezze e tanti segreti…
La Trieste di Amiche per la pelle Laila Wadia è una Trieste colorata e monocorde nello stesso tempo, bella e accogliente, piena di dissonanze e contraddizioni, come le protagoniste di questo piccolo romanzo ironico e dissacrante, che si rivelano pagina dopo pagina, raccontando storie personali e sfatando luoghi comuni. L’integrazione passa attraverso l’apprendimento di una lingua, la fantastica esperienza dell’imparare il linguaggio di un paese che speri ti accolga, provando a sentirlo sempre più tuo mano a mano che tempi verbali e sintassi si fanno più semplici, a farlo diventare un esperanto personale per poter parlare con le amiche straniere. L’italiano è una sorta di grimaldello per scardinare le difficoltà di comunicazione, per scavalcare le differenze e sentirsi più vicine: “è uno sforzo che abbiamo fatto noi, non per semplice necessità ma per la voglia di diventare amiche, di poter andare oltre un Buongiorno, come stai? Scambiato per le scale”, come spiega Shanti, voce narrante del romanzo. L’opera prima in italiano di questa giovane scrittrice indiana, che col tempo rivelerà sempre di più le sue capacità, è semplice e senza pretese, ma proprio per questo ricca di spunti di riflessioni, commovente e delicata, a cui si perdona anche qualche stereotipo di troppo visto il risultato di valore. Perché diventa davvero impossibile non affezionarsi a queste quattro coraggiose signore, “provenienti dai quattro angoli del mondo”, scaraventate in questa Italia bella e scontrosa, ancora incapace di un’accoglienza vera.

 

 

 

 
 
 
 
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