Amore fra le righe

Amore fra le righe

Trova un po’ di traffico, e lei non è una gran guidatrice, nonostante il marito per il compleanno le abbia regalato una Cinquecento nuova di zecca: così Teresa giunge in leggero ritardo all’appuntamento col notaio. Al telefono l’uomo è stato cortese ma al contempo sbrigativo e impaziente, non ha voluto attendere che Antonio, il dottor Derosa, tornasse dalla zincheria: del resto, non è di lui che ha bisogno, ma di lei. Appena la fa accomodare nel suo studio, le annuncia una sorpresa, e al tempo stesso le fa le sue più sentite condoglianze: Teresa è sempre più frastornata. Le comunica che suo zio Ferdinando è morto e le ha lasciato in eredità ettari di uliveto, una grande casa, annessi e connessi. Lei pensa che si tratti di una masseria dalle parti del Salento, ha quasi rimosso il fratello del nonno scomparso d’improvviso e senza un perché – è sempre stato una compagnia piacevole – dai radar della famiglia: le sovviene d’improvviso il ricordo di estati lontane a Cefalonia. Ripensa a tutto questo e a molto altro mentre torna verso quella casa comoda e funzionale come il suo matrimonio di lunga data: ormai la figlia che attendeva il giorno del sì è una donna, e Teresa non si aspetta di vedere la macchina del marito laddove non dovrebbe essere, parcheggiata di fronte a un discreto albergo a ore...

Sveva Casati Modignani ha fatto scuola: non solo per le trame limpide, raffinate, dettagliate, ampie, precise, puntuali, sentimentali senza sentimentalismi, ben caratterizzate sotto ogni aspetto e condite con tutti gli ingredienti nelle dosi giuste per fare in modo che il romanzo appassioni, avvinca e convinca e sia godibile da ogni palato, perché c’è sempre molto di più, a vari livelli, fra le righe oltre alla predominante linea narrativa legata agli aspetti più emotivi, ma anche per quel che concerne il discorso dello pseudonimo. Pure Letizia Diamantakos è infatti un nome d’arte dietro cui si celano una moglie e un marito, entrambi scrittori, che vivono e lavorano assieme, proprio come Bice Cairati e Nullo Cantaroni. La vicenda qui narrata prende le mosse dalle ultime fasi della seconda guerra mondiale: Cefalonia è occupata dai nazisti, e lì risiedono anche molti italiani. Uno di questi, Ferdinando, marito di Despina, con l’accento sulla e, un nome tanto strano che la madre della protagonista bonariamente la prendeva in giro chiamandola Presbite, a tre quarti di secolo di distanza viene a mancare e lascia in eredità sull’isola ionia una tenuta alla nipote del fratello. A cui proprio il giorno in cui riceve la notizia crolla il mondo addosso. Partire, dunque, diventa inevitabile, in cerca di sé, di una nuova vita, di pace.



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