Amore o caso clinico?

Amore o caso clinico?

Una coppia può nascere da una serie infinita di presupposti. Tra questi può accadere che vi siano anche dei conclamati disturbi della personalità che si celano a volte dietro parole ben dette o comportamenti poco espliciti. Lo sa benissimo Gianni, che ancora nemmeno ventenne conosce Giuliana e decide di sposarla. Quella che sembrava una diffidenza negli anni del fidanzamento, diventa sempre più un classico esempio di personalità paranoide: i clienti sono nemici che vogliono intaccare la loro apparente felicità e qualsiasi essere femminile che gira intorno al loro negozio lo fa soltanto per irretire il debole Gianni. La situazione non tarda a diventare insostenibile e per lui non resta che divorziare e rifarsi una vita… Sabrina, invece, si lascia sedurre da Alex, ballerino dalla chiara fama e dal fascino irresistibile. Lei è ricca, ha un ragazzo ma da sempre si sente attratta da quell’uomo sicuro di sé. Anche lui è fidanzato ma la cosa non conta se c’è una tournée da preparare e dei soldi da chiedere in prestito. Sabrina ci casca, crede a tutte le sue parole, gli dà tutti i soldi che lui le chiede, ma poi rimane delusa e la sofferenza la porta ad iniziare un percorso di analisi. Ovviamente Sabrina non aveva gli strumenti per riconoscere le caratteristiche tipiche di colui che dimostra di avere un disturbo istrionico della personalità: la necessità di essere al centro dell’attenzione, la superficialità della manifestazione delle emozioni, l’essere teatrale anche fuori da un palco reale, la voglia di sedurre tutto e tutti…

Maria Cristina Strocchi tenta di portare alla luce ciò che spesso si nasconde dietro una relazione complicata. Il cosiddetto “amore” – sentimento che dovrebbe suscitare principalmente serenità e benessere – può essere usato da molti per mascherare ciò che di oscuro non riescono ad ammettere a se stessi di possedere. L’autrice ci pone un quesito sin dal titolo: quando possiamo parlare di vero e proprio caso clinico? Gli strumenti per rispondere vengono schematizzati nella prima parte, in cui si fa un excursus veloce e di facile consultazione degli schemi disadattivi alla base dei disturbi della personalità – in relazione nella maggior parte dei casi con l’infanzia e la presenza genitoriale –, i meccanismi di difesa e gli stili cognitivi. Nella seconda, invece, si approfondiscono sempre in modo rapido e poco accademico i diversi disturbi con gli elementi chiave per riconoscerli e, quindi, con il consenso di cui li subisce, curarli. Le storie personali raccolte dalla Strocchi nel corso degli anni chiariscono ciò che è stato descritto e dimostrano al lettore quanto sia possibile rintracciare tali disturbi anche nella propria cerchia di amici, se non all’interno della propria coppia. Il pericolo dell’autodiagnosi è certamente dietro l’angolo ma per evitarlo occorre ricordare che questo non è un manuale di autocura ma un saggio breve su quegli iceberg giganteschi che rappresentano i disturbi della personalità.



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