Amori sospesi

Amori sospesi

Una “signora alta e composta” lo prende per mano, e qualcosa sembra già cambiare per sempre nella vita del piccolo Emanuele, proiettato con forza in quello strano “formicaio brulicante di bambini e di madri”… È a scuola che si scopre l’amore, così come accade a Enrico, che s’imbatte, timido, negli occhi verdi di Rosetta, nei quali sembrano nuotare come “mille pagliuzze d’oro”… “A vent’anni amare ed essere amati è la cosa più naturale del mondo”, ma non per Enrichetto Persiceti, un giovane impacciato e fatalista appartenente alla periferia romana, che si trova, per caso e per fortuna, a lavorare in un negozio del centro, un vero e proprio alveare di donne, tra cui Erminia… Hans Dietrich Müller, un camionista tedesco che ama la solitudine, mollemente adagiato nella sua routine, s’imbatte, quasi per caso, in Edwige, nella forza d’una passione che è affrancante evasione dal pensiero… Emilio Carnevali, un avvocato civilista niente affatto combattivo, vive in un tempo sospeso, come quell’alba che, ogni mattina, gli fa compagnia, e si fa vero preludio alla disillusione del giorno… L’ennesima festa di compleanno, l’ennesimo rito organizzato dalla moglie Beatrice, si trasforma per il sessantottenne Cinzio Melegaro in una progressiva fuoriuscita dal raziocinio che ha scandito tutta la sua, la loro, esistenza, fino a una vera e propria regressione alle origini… Il funerale di suo marito e il tempo che immediatamente ne consegue si fa, per nonna Adele, occasione per ricordare altro, tra lo stupore e il progressivo disincanto di sua nipote Dorina… Il professor Trippoli è l’essenza, l’amore per la cultura antica (in particolar modo: greca) e il disamore per la vita che, tuttavia, sembra regolarla… Un vecchione vive, ormai, sospeso sull’ultima spiaggia della sua (non) esistenza; è qui che, contrariamente a ogni attesa, irrompe una bella fanciulla: un lembo di vita, di giovinezza… Enrico è in viaggio verso Elvira, il desiderio, verso una totalità che fatica a trovare, e in una continua tensione ascensionale verso l’acme, verso quel tutto che è anche nulla…

L’amore – o meglio: il desiderio – è l’origine e il senso perpetuo d’ogni sguardo, è la cadenza irregolare della vita che, in esso, s’apre – si spalanca – così come si chiude (è l’alfa e l’omega, direbbe forse il Trippoli, uno dei più affascinanti protagonisti plasmati nella fucina, senza tempo perché è d’ogni tempo, di Alberto Asor Rosa). E l’amore scelto, indossato, s’appaia sempre col suo contrario: il sentimento sospeso, appeso, che difatti poteva essere, e che non è stato, perché mai cominciato, o stroncato, o solo sognato… eppure, non per questo privato d’una intensità che è tale poiché straordinaria. Dall’amore materno, totalizzante e protettivo, spezzato, smagliato dalla mano d’una sconosciuta, il primo giorno di scuola, fino al palpitio claudicante di cuori rugosi e stanchi, impolverati e spenti, in cui il ricordo (che ha, in tutto il libro, un ruolo centrale) si fa banco di prova, e di forza, d’un sentimento impari e fuori dal tempo. Tante vite in una, tanti uomini (sebbene l’elemento femminile resti quello decisivo e risolutivo ai fini della trama, come della vita: “Dove c’è il femminile, lì c’è una possibilità di redenzione e di salvezza”) in uno: come a scandire il percorso d’una sola anima maschile, nel suo evolversi, e perdersi, e ritrovarsi ancora. Uomini che si credono, spesso, inetti e impietriti d’innanzi agli amori. Pavidi che si scoprono, d’improvviso, soggetti agli stessi moti degli eroi romantici, se solo potessero (o avessero potuto) quanto meno provare ad amare. Quasi tutti i dieci racconti si snodano in una città che, pur non essendo mai chiaramente citata, ha tutti i lineamenti (e i disfacimenti) di Roma (o della sua provincia). Una città centrale, per un sentimento capitale, qual è quello del desiderio. In una prosa densa, labirintica e frastagliata – e incastonata con maestria –, gemmata di parole arcaicamente nuove e innestata sulle diverse forme del pensare umano, costruita e modellata nella loro nuda realtà, Asor Rosa (che ci riporta, così, alla grande narrativa del secondo Novecento) danza, con agilità, un valzer di racconti, con la passione della giovinezza e la consuetudine dell’uomo adulto e ben avvezzo. Con un occhio che, seppur disincantato, non disillude, ma esorta, e con la saggezza di chi, pur conoscendo a menadito tutti i passi della vita, non ostenta (e tale è la prerogativa della vera conoscenza), ma fa solo trapelare la verità, come un sole appena dietro le spalle delle nuvole. Fa luce e incoraggia alla vita (al domani, perché sia meglio di ieri), all’amore che di essa sembra essere, in fondo, l’unico vero testimone da passare.



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