Amuleto celeste

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Ruth Thomas costruisce esche a mosca per salmoni. Lo fa da quando aveva 14 anni. Nata nel Surrey nel 1915, si trasferisce con la famiglia in Scozia, a Brora, dove suo padre lavora come ghillie , sorvegliante del fiume. Ruth resta da subito affascinata dalle acque limpide, impetuose e dalla affascinante risalita dei salmoni. Si stupisce della grande varietà di esche che servono per catturarli, dei colori sgargianti, dei materiali e prova a fabbricarne una, poi un’altra fino alla creazione dell’amuleto celeste (una delle più difficili) dimostrando una abilità creativa e manuale unica al mondo. Amata dagli abitanti del villaggio, stimata dal principe Carlo, viene giudicata “eccentrica”, per la solitudine in cui vive, senza elettricità e telefono per scelta, e per l’abbigliamento mascolino, che tradisce però una sua intimità verità. Rifiuta Graham, per il quale prova piuttosto repulsione, e si innamora di Evelyn, un’amica/confidente che poi diventerà l’amore. Ma sarà una relazione complicatissima: il lesbismo all’epoca era considerato una perversione inaccettabile, avranno difficoltà a incontrarsi perché Evelyn ha figli da accudire e un marito da tenere all’oscuro. Le uniche occasioni per vedersi senza destare sospetti sono le feste di paese, i cèilidh , dove non è strano vedere donne che ballano con altre donne. Dopo qualche anno, in cui ci saranno lunghe pause nella relazione, Evelyn si trasferirà molto lontano da Brora. A Ruth rimarranno le sue strabilianti esche e anni da trascorrere tutti uguali fino a quando una maculopatia non la renderà cieca. Ma possibile che nella stessa località e negli stessi anni un’altra donna, Megan Boyd, svolga esattamente la stessa attività di Ruth?

Helen Humphreys è una scrittrice e poetessa canadese, inglese di nascita. I suoi romanzi hanno da subito ottenuto un grande riscontro, anche da parte della critica: il romanzo Afterimage (1992) è apparso nella lista del “New York Times” come uno dei dieci romanzi più significativi dell’anno, nel 1997 con Leaving Earth ha vinto l’importante City of Toronto Book Award; con La verità, soltanto la verità nel 2012 è stata finalista al Canadian Authors Association Award. In Italia si è fatta conoscere con Cani selvaggi. Gran parte della produzione di Humphreys prende spunto da avvenimenti storici e da personaggi realmente esistiti. In questo nuovo libro la protagonista è Megan Boyd, un’inglese diventata la più formidabile artigiana di esche per la pesca dei salmoni; un’attività singolare, mai esercitata prima e dopo di allora da una donna, ma al di là di questo la sua storia personale non ha niente di succulento per uno scrittore. Ebbene, proprio qui sta la forza creativa dell’autrice e la grande particolarità del suo scritto. Il romanzo è suddiviso in due parti: nella prima Humphreys si rivolge direttamente al lettore spiegando il suo lavoro di ricerca anche nella pratica di costruzione di un’esca (si reca da un esperto per provare gli stessi movimenti di Megan), come si scrive un romanzo, le dinamiche interne. Cercando notizie su Boyd, la scrittrice scopre molti punti che le accomunano. Anzitutto il luogo di nascita (anche la scrittrice è nata nel Surrey), la scomparsa di persone care, la terribile esperienza quindi di dover imparare a perdere i meccanismi che legano gli uni agli altri, l’amore per i cani e la vita spartana in mezzo alla natura, guidare una moto. Il dietro le quinte ci mostra come l’ispirazione, e dunque il romanzo, nasca in gran parte da questa correlazione continua tra autobiografia e biografia. Ma i dati biografici trovati su Megan Boyd sono troppo esigui per scrivere la sua vita. Ecco allora che nasce la finzione, l’invenzione. Megan, che Humphreys chiamerà Ruth nella seconda parte, avrà avuto un amore? Sarà stato un uomo o sarà stata una donna? Dopo una serie di ipotesi valide, rivelatesi poi difficili da coordinare all’aspetto esteriore di Megan, che oggi potremmo definire una “butch”, la scelta cade su Evelyn. E ci piace, la storia inventata di Megan Boyd. Ci piace la cifra di Helen Humphreys, la parola giusta al posto giusto, ci piacciono gli avvenimenti concatenati, i colpi di scena preparati ad arte, le descrizioni paesaggistiche sentite e partecipi. Una citazione speciale la merita la chiusa verso cui si viene fatti scivolare senza accorgersene, capita lì, improvvisa, a incontrarsi con l’inizio: “E quando poi la morte arriva per Ruth, sopraggiunge come una delle sue mosche da salmone: si inarca nel buio diretta verso di lei. Ruth solleva il corpo fremente per andarle incontro, e apre la bocca. E la ingoia tutta intera”.

LEGGI L’INTERVISTA A HELEN HUMPHREYS



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