Anatomia di un giocatore d’azzardo

Anatomia di un giocatore d’azzard

Un misterioso personaggio desideroso di fare una partita con lui lo sta aspettando; il suo manager ha già organizzato tutto. Non ha problemi, Bruno Alexander, il suo lavoro è proprio questo: giocare a backgammon con persone molto ricche e, possibilmente, vincere spillando loro un bel po’ di soldi. Di solito gli riesce bene grazie ad un misto di abilità, talento, e capacità di capire le mosse dell’avversario: le sue doti telepatiche, acquisite fin da bambino, gli danno un aiuto. Eppure, bene non sta. Anche adesso che si sta recando a Kladow, nella villa del suo prossimo sfidante, dopo un sonnellino ristoratore, si ritrova con una visione parziale di quanto gli sta attorno, e non perché sia fatto, ubriaco o stanco. Bruno Alexander convive con una macchia da qualche tempo. Una macchia che è sempre con lui, fedele ogni volta che apre gli occhi, presente ad ogni battito di ciglia. Chissà, forse sta morendo, pensa, e i mal di testa di cui soffre sono solo un altro sintomo di una terribile malattia. Poco importa, sbarcherà dal traghetto che lo sta conducendo a Kladow e andrà, con la sua fedele tavola da gioco, a intraprendere l’ennesima partita di backgammon. Deve solo ritrovare il gemello che gli deve essere caduto dal polsino durante il sonno. Una ragazza in pantacollant neri si avvicina per aiutarlo nella ricerca: alta, snella, labbra carnose, qualche capello bianco in una chioma bionda. Bruno Alexander si sente subito attratto da quella ragazza. Si chiama Madchen, scende anche lei alla sua fermata... avrà mai modo di rivederla?

Un romanzo divertente e amaro, che si legge con curiosità lasciandosi travolgere da scene e scenari differenti, trovandosi a seguire una partita di backgammon ‒ e di strip backgammon ‒, un’operazione chirurgica di una decina di ore sulle note di Jimi Hendrix, uno spaccato di società cupa e triste dominata da centri commerciali, fast food di pessimo gusto e commesse procaci. Il tutto ambientato da personaggi eccentrici, unici, primo fra tutti il protagonista che ci sembra ‒ lui giocatore d’azzardo professionista ‒ una piccola e a volte sprovveduta pedina in mano a poteri economici e politici di portata ben maggiore. Un romanzo quasi di formazione, nonostante l’età matura di Bruno Alexander, che si vede costretto a reinventarsi di giorno in giorno, cambiando pelle e abiti a seconda del contesto in cui si trova, imparando ad accettare la realtà, a volte dura, e provando comunque a essere se stesso, anche se privato di tutto quanto fino a poco tempo prima lo definiva. Una scrittura brillante, coinvolgente che forse però non è sufficiente a tenere in piedi una storia che presenta alcune sfilacciature. D’altra parte, se l’autore voleva dare l’idea che la vita è una sorta di partita a cui ci siamo ritrovati forzatamente a giocare ci è riuscito: come in un lancio di dadi dal risultato incerto, non sai mai chi incontrerai aprendo una porta o in un viaggio in autobus, il caso domina sempre, e spesso le nostre mosse sono un misto di ragionamento e istinto. Vero anche che sta a noi decidere quando alzare la posta o lasciare il gioco.



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