Anatomia di un istante

Anatomia di un istante

Alle ore 18.30 del 23 febbraio 1981 il tenente colonnello Antonio Tejero, alla testa di un manipolo di ufficiali e di 170 uomini della Guardia Civile, irrompe nel palazzo del Congresso dei deputati spagnoli, interrompendo la seduta d’investitura del nuovo Presidente. La sua immagine con il tricorno in testa e la pistola di ordinanza in pugno mentre intima a tutti i parlamentari di gettarsi a sotto i banchi dell’emiciclo viene immortalata dalle telecamere della Radiotelevision Española. Solo tre politici non si piegano alle intimidazioni e alle raffiche di mitra dei golpisti, restando immobili nelle proprie postazioni: il Presidente dimissionario Adolfo Suárez, il suo vice generale Manuel Gutiérrez Mellado e il segretario del Partito Comunista Santiago Carrillo. Nel frattempo i carri amati del generale Milans del Bosch occupano le strade di Valencia e quelli della corazzata Brunete a Madrid si apprestano a uscire dalle caserme, convinti dal generale Alfonso Armada – vice capo di Stato Maggiore - che di lì a poco il re lo avrebbe sollecitato a intervenire per prendere in mano la situazione e formare un governo di unità nazionale. Ma i segnali che provengono dalla Zarzuela sono di tutt’altro tenore: in un messaggio rivolto alla nazione, il sovrano condanna l’assalto al Congresso e dichiara la propria fedeltà alla Costituzione…

A partire dal riesame della immagini televisive e dalle testimonianze raccolte, da un lungo e approfondito lavoro di ricerca, Javier Cercas – tra i più noti e valenti scrittori spagnoli contemporanei – riporta in vita il tentato golpe del 1981 in una maniera mai così attentamente analizzata. Nella sua ricostruzione sono numerose le figure di primo e di secondo piano che si muovono variamente modulate in livelli di responsabilità e di partecipazione alla tessitura di una fitta trama cospirativa, che qui viene riletta alla luce di un’angolazione critica in grado di dare significato ad avvenimenti apparentemente disarticolati. Dalla violenta ondata di attentati dell’Eta, alla pesante crisi economica, dal malcontento sociale alla frustrazione dell’esercito per il progressivo smantellamento dell’apparato di potere franchista, dall’ambiguo comportamento del Re e della Chiesa al ruolo giocato dalla carta stampata, tutto entra a far parte di un disegno che Javier Cercas scopre, a mano a mano, simmetrico e coerente. Arrivato all’ultima pagina, il lettore si accorgerà di essere stato, fra l’altro, il testimone o forse la cavia dell’ideazione di una diversa dimensione comunicativa rispetto al proposito iniziale, che era quello di scrivere un romanzo. E alla stesura, dunque, di un testo che è invece un’avvincente indagine storica, in cui l’autore si addentra con ossessione conoscitiva e con determinazione in zone d’ombra fin qui mai perlustrate a fondo.



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