Anatomia di una scelta

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Ormai Lula ha tagliato il primo traguardo della sua vita. Questo diploma di maturità superiore così importante per dare linfa e corpo ai sogni possenti di un’adolescente consapevole dei suoi mezzi è finalmente arrivato. Grande festa a casa. Con una certa amarezza sa che un mondo fortemente vissuto, almeno emotivamente, in qualche modo diventerà passato. Anche la sua passione di ragazzina per il suo ragazzo/uomo, tra alti e bassi, distacchi e ritorni, è destinata a finire. Non può far parte della sua vita. Come il resto. Forse rimarranno le sue amiche. Forse Clara, che “salda negli affetti interni, barcolla nell’incontrarne degli esterni”. E Daura, invece, cosi serena, così tranquilla ad affrontare tempeste e disastri, capace di cadere e rialzarsi su, perché la vita la intende così e non c’è niente da capire. Son cresciute assieme, tra amori e tremori, qualche bevuta o qualche bacio (non solo) di troppo ma ormai il mondo le aspetta, spalanca queste braccia grandi ed invitanti e però non è detto che non sia un polipo e ti stritoli con i suoi tentacoli e tentazioni. Non sono destini facili e nemmeno comuni, ma Lula sorride, sa che ce la può fare, non è possibile fallire: ha voglia corpo e idee chiare, lo star system la aspetta e forse non si incontrerà mai con Vinna, morente in un letto dell’ospedale a causa dell’AIDS e anche lei passata dal fulgore allo spegnimento in un baleno fidando solo in sé stessa...

“Mattinata rigida: opaco il verde alla finestra per una nebbiolina tenace, infreddolita la stanza”. Il mondo adolescenziale, come sempre e come è normale è variegato, imponderabile, legato ad ancestrali stilemi e a rinnovate paure. Fa sempre piacere vedere future donne come Lula così limpidamente determinate e coscienti che tra sbagli, giustezze e vacue superficialità riescono a trovare la propria strada. Così come sono degne contraltari le sue amiche, l’una quasi dissoluta, l’altra quasi predestinata ad una vita ingessata. Ed estranea ma complementare, la storia di una malata terminale che rappresenta l’ascesa e la caduta. Nel solco del Moccia degli esordi, quello di Tre metri sopra il cielo, qui viene raccontato il mondo pieno e vuoto allo stesso tempo della formazione: verso cosa, chi dove andiamo. Linguaggio ricercatissimo, perifrasi e frasi aggettivate con massima cura per dare rigoglio e orgoglio ad aspirazioni a volte un po’ commoventi, a volte irritanti, a volte è semplicemente vita. Un romanzo a quattro facce, ma con una ininterrotta serie di comparse più o meno presenti, volte a descrivere una crescita o comunque una mutazione fortemente voluta ed agognata. In fondo la lentezza delle pagine rappresenta quegli incredibili e quasi eterni pomeriggi attraverso i quali tutti noi siam passati a dirci “m’ama o non m’ama”, “voglio o non voglio”. E poi arriva il giorno che ci tocca prima giocare e poi diventare sul serio degli adulti, quelli che abbiam sempre criticato e deriso e poi diventiamo uguali a loro.



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